Lo stesso fenomeno pure osservossi nell'ultima pestilenza di Algeri, che durò tre anni, e che distrusse un terzo degli abitanti di quella città; della quale pestilenza non è fatto cenno in alcun luogo della presente storia, perchè non venne fatto di trovare autori che di proposito ne abbiano trattato. Qui è da osservarsi che il detto Palazzo del Bascià è l'abitazione più vasta e più ventilata che siavi in Algeri; quella che gode il privilegio delle finestre anteriori, e ch'è ancora la più fresca per l'abbondanza delle fontane perenni che la bagnano — » [645] e seg.

La peste che aveva fatto strage nel 1752 venne mitigata dalle fresche piogge autunnali, ma non estinta. Essa mantennesi qua e là vagante in tutto quel verno, finchè nell'aprile del 1753 ripullulò con grande spavento di quegli abitanti, e distrusse nello spazio di tre mesi altre cinque mila persone. Verso la fine di agosto del detto anno 1753 il contagio cessò intieramente su tutti i punti — » [646] e 647

Sintomi varii che accompagnarono quella malattia — » [647] e 648

Metodo di cura semplicissimo usato dai Mori in quella pestilenza — » [649]

Nessun rimedio veniva somministrato. Un empiastro fermentativo applicavasi sopra i buboni, i quali ridotti a maturità venivano aperti colla lancetta, e libero poi lasciavasi al maligno umore lo sfogo. Il sugo di limone si è trovato utilissimo. Fra i rimedii, meglio degli altri corrisposero i leggieri purgativi, e gli elettuarj alessifarmaci, come la teriaca, e simili, accompagnati da copiose bibite acide. Fra le altre cose, l'applicazione de' ranocchi vivi sopra i buboni è stata trovata opportuna — » [649] e 650

Per confermare gli Europei nel savio uso delle prudenti loro cautele in simili calamitose circostanze, gioverà notare, che niun accidente pestifero in due anni di peste è succeduto in Algeri nelle loro case; eccettuata la morte di tre servi, che furono convinti di aver infrante le contumacie ed avuta comunicazione cogl'infetti — » [650]

Negli anni 1755-56-57 il contagio travagliò crudelmente la Transilvania, la Valacchia e la Moldavia. Il celebre Dott.r Chenot che fu di questa pestilenza in Transilvania testimonio oculare, e che fu da essa fieramente colpito, ci lasciò della medesima una bella descrizione, e molte utili osservazioni pratiche — » [650] e seg.

La peste è stata introdotta nella Transilvania col mezzo di un Armeno negoziante di ferro, che dalle foci del mar nero erasi diretto verso Vienna, il quale prima di entrare nel Lazzeretto di Temeswar, dove morì di peste, aveva sparso dei semi del contagio nei luoghi del suo passaggio, e specialmente a Kimpina, villaggio due giornate distante da Temeswar, dove morirono l'oste e le sue due figlie che lavarono la biancheria di cui era stato servito — » [651]

Tre mercanti trovavansi in Lazzeretto a Temeswar alla morte dell'Armeno. Due di essi ritornarono sani alle case loro in Valacchia, il terzo spaventato dall'inopinata morte dell'Armeno, volle abbandonare il Lazzeretto; e quantunque si sentisse molestato da dolore alla parotide destra, e da ardente calore interno, montò a cavallo, e s'avviò per ritornare nella Valacchia. Avendo seco molto denaro, gli fu assegnato un guardiano del Lazzeretto per scorta, il quale doveva accompagnarlo fino al monastero del monte Sinai, ma a sei leghe distante dal confine il mercante morì; ed il guardiano di Sanità ritornò a casa sua seco portando alcuni effetti del morto e con essi la peste — » [652]

Il giorno appresso all'arrivo del guardiano, un di lui figliuolo venne colpito dalla peste, e morì; tre altri suoi figli vennero colpiti con buboni e carbonchi, ed in pochi giorni diciotto persone furono prese dal contagio, il quale si estese rapidamente in alcuni distretti della Transilvania, percorse la Valacchia e la Moldavia a malgrado tutte le precauzioni usate per arrestarlo — » [ivi]