Tale era il corso delle malattie nello spedale. Nella città le cose passavano tranquillamente. Racconta l'Oreo, siccome un soldato uscito dallo spedale venduta avendo ad un ebreo una pelliccia che aveva preso ad un turco prima di giungere a Yassy, sia stato questo il mezzo, che diffuse il primo seme del morbo nella città — » [684]
Fosse questa, o veramente altre più generali cause che abbiano concorso a diffondere l'infezione fra gli abitanti, è certo che il contagio si è propagato con grande rapidità in più quartieri della città, ed uccise molti fra i cittadini. Sebbene fossero presso che generali le voci di peste, e molti casi si contassero di morti repentine e violente con manifesti segni di contagio, pure molti vi erano ancora che ostinati il negavano, sostenendo che que' morbi fossero semplici febbri maligne.
Di questo partito sgraziatamente fu lo stesso generale comandante barone de Stoffeln, tratto in inganno dalle false insinuazioni de' magnati Moldavi, i quali temendo più della peste l'allontanarsi dell'armata russa, e di restar nuovamente esposti alle incursioni dei turchi, si sforzavano con ogni studio e ragione nel far credere che quella malattia non fosse di pestilenza. Il detto generale cadde vittima del suo errore. Le medesime ragioni private, che avevano tratto in errore il generale servirono a render più diffusa la peste fra gli abitanti di quella città non solo ma in tutta la Moldavia — » [684] e 685
Le case, le ville, le città stesse divenero deserti. Gli abitanti presi da estremo infrenabil spavento fuggivano sulle montagne. Molti cadaveri restavano insepolti; e siccome v'ha nella Moldavia gran quantità di cani, la quale per barbaro popolar costume e per superstizione, a somiglianza de' Turchi, si procura di conservare, così que' cani rimasti in gran parte senza padrone e senza trovar cibo; facevano di que' cadaveri lor pasto comune. Il perchè, giusta quanto assicura l'Oreo, che a quel tempo trovavasi a Yassy, molti ne divennero idrofobi; quindi oltre il flagello della peste, pur quello dell'idrofobia univasi a travagliare quegli infelici abitanti — » [685]
Comunque fosse grande la violenza e la diffusion del contagio, pure fino alla metà incirca del maggio 1770, la peste se ne rimase ristretta alla sola classe del basso popolo. Ma d'allora, cioè dalla metà di maggio? s'appiccò indistintamente ad ogni sorta di persone, mercadanti, sacerdoti, nobili, plebei, ufficiali di ogni grado, soldati venivano colti egualmente. Alla fine di giugno incominciò a declinare, e a mitigarsi la violenza del male — » [686]
A Bukarest, a Fockschiany nella Valacchia la peste si è introdotta più tardi che nella Moldavia, e vi cagionò molto minori danni, cessatavi anche più presto. Ma negli spedali di Fockschiany e di Bukarest fu grande la mortalità — » [686]
Nè solo nelle Capitali e nelle principali città della Moldavia e della Valacchia fece stragi il contagio, ma sì bene nei villaggi e paesi della campagna di quelle vaste provincie. In nessun altro luogo però tante come in Yassy, che anzi nelle ville e paesi della campagna si estinse in breve. Ciò avvenne forse per gli usi di quegli abitanti, i quali al primo manifestarsi della peste in fra loro, sogliono la maggior parte fuggire tra monti, e nelle campagne, sceverandosi ne' luoghi più romiti e selvaggi; donde armati di pistole e di fucili, e col continuo sparo tengono da essi lontano qualunque forestiere che cercasse di avvicinarsi — » [686] e 687
Ad impedire il progresso del contagio nei luoghi della campagna contribuiscon forse non poco, oltre la già accennata, altre particolari costumanze de' paesani Valacchi e Moldavi; essendocchè in circostanze di peste, al primo accorgersi che qualche individuo della famiglia ne sia infetto, usan essi trasportarlo nascostamente nel più vicino bosco, deporlo in luogo ombroso sopra un letto di foglie, con a canto un vaso pieno di acqua ed alcuni alimenti, visitandolo poi di tratto in tratto, secondo che per pietà, per parentela, o per interesse lor caglia della vita di lui. — Que' malati, a' quali reggono ancora le forze s'accendono da se un po' di fuoco; e morendo, lo che accade il più di sovente, sono nel sito stesso coperti di terra; o rimangono colà insepolti, e vengono divorati dai cani, dalle fiere, o dai vermi. — Sogliono in oltre que' villani bene guardarsi dal toccare l'ammalato, e qualunque cosa che sia stata da esso usata, maneggiata, od anche solamente tocca — » [687] e 688
Al manifestarsi della peste sì nella Moldavia che nella Valacchia, ne son presi in nota tutti gli abitanti del paese dall'Ispettore generale, o Intendente della peste. — La città o paese si divide immediatamente in quartieri. — Per ogni quartiere viene dall'Intendente nominato un sotto-ispettore della peste. — Tosto che ammala qualche individuo por si dee fuori della porta della casa un segnale, e darne immediatamente avviso al sotto-ispettore o ispettor del quartiere, il quale è obbligato di tosto visitarlo e dar le occorrenti disposizioni a tenore del bisogno e delle ricevute istruzioni. — Se in tal visita il detto sotto-ispettore riconosca essere l'ammalato realmente appestato, lo fa trasportare, permettendolo la stagione, fuor delle porte di quella casa con tutti i suoi vestimenti. Se ciò accade nel verno, fa collocar l'ammalato in un certo luogo, che viene stabilito appositamente per gli ammalati di peste. — Ognuno che muore dal contagio, col mezzo di persone a questo ufficio appositamente destinate, viene trasportato e sepolto. — A tale ufficio di becchini sono stabiliti individui della feccia del popolo, e per lo più, i gran bevitori. — Dipendono essi dall'ispettore e si prestano a tal pericoloso ministero avendo tutto il corpo ed i vestiti unti di catrame. — Sogliono costoro portare degli amuletti appesi al collo, e taluni entro al loro turban un bubone secco e tagliuzzato, che alle volte poi vendono ai più creduli del luogo ad un prezzo assai caro, tenuta essendo questa sostanza in conto di grande preservativo, ed impiegandosi come ingrediente principale per fare degli amuletti — » [689] e 690
Peste nella Transilvania — » [690]