Spenta che fu la peste, insorsero delle altre malattie, e in data 1.º Dicembre dello stesso anno si ebbero da Alessandria le seguenti notizie.
«È sommamente doloroso di dover qui riferire che lo stato di salute della città di Alessandria sia ben lontano dall'essere soddisfacente. La cumulazione di due squadre, l'affluenza di povera gente del vicinato, la putrefazione delle acque stagnanti che il Canale del Mahmudie versa nell'antico Lago Marcotide, hanno sviluppato delle malattie epidemiche e di maligna natura»;
«Queste sono scorbuti, dissenterie, febbri gastro-enteriti e tifoide, che dal mese di Agosto in poi hanno imperversato in modo tale, che sopra una popolazione di circa 65000 anime, si è avuto dal 1.º Agosto p. p. a tutto jeri, il numero di 2287 morti. In questo numero non sono compresi i decessi degli Ospedali sia di terra sia di mare. Il numero dei morti di questi stabilimenti ammontava da 15 a 20 il giorno, e la squadra del Gran Signore sola, ebbe a soffrire la perdita di 2376 dei suoi».
«Da qualche giorno in qua però la mortalità ha diminuito, ma le reconvalescenze sono lunghe, e lasciano il paziente in uno stato di marasmo che pur troppo dà luogo a temere delle ricadute più funeste che la malattia stessa».
Posteriori notizie dalla medesima fonte sicura ci avvisano che nei giorni 13 e 14 Gennajo di quest'anno (1840) si sono manifestati due nuovi accidenti di peste in Alessandria. Ad essi tenne dietro qualche altro nel giorno 16, ed altri ancora nei giorni successivi. Il piroschafo Barone Eichoff giunto a Trieste nel giorno 22 Febbrajo a. c. reca più recenti notizie in data 6 dello stesso mese da Alessandria, sulla peste e sulle disposizioni sanitarie che si stavano attivando per arrestarla. Dette notizie sono del seguente tenore:
«Ogni giorno si annunciano uno o due casi di peste, di carattere piuttosto cattivo, poichè quasi tutti gli attaccati muojono in poche ore. Si spera però che colle energiche misure prese dal Magistrato sanitario il male non prenderà piede. S. A. il Vicerè ha ordinato che esso Magistrato venga di nuovo costituito da 7 intendenti, uno nominato dal Governo, e sei fra i negozianti ottomani, ellenici, francesi, inglesi, tedeschi e toscani, e sia presieduto da Boghos Bey. Il nuovo magistrato agisce con grande rigore ed attività, onde prevenire il progresso del contagio. Le due flotte, turca ed egiziana sono messe in quarantena e fu ordinato un espurgo generale, e lo stesso deve essere osservato nelle case e baracche delle famiglie de' marinari ed operai dell'arsenale. Le strade della città e dei contorni vengono ogni giorno nettate e scopate. Se un caso di peste succederà a bordo d'un bastimento, l'equipaggio deve essere sbarcato per fare la sua quarantena sotto le tende, e se ciò avviene nelle baracche, deggiono essere demolite, e distrutto col fuoco ogni oggetto suscettibile di contagio. Le provenienze dal Mar nero, da Costantinopoli e da tutto l'Impero ottomano sono considerate brutte, anche se fossero munite di patente netta, e perciò assoggettate a 21 giorni di quarantena. Si continuano i preparativi di difesa.» (Vedi Lloyd Austriaco 25 Febbrajo 1840 N.º 24).
D'altra parte, lo stato di salute di Costantinopoli continua ad essere soddisfacente. Nell'Albania, dopo l'estinzione della peste in Leskovaz e Nissa, e del toglimento delle contumacie a cui erano state sottoposte le dette due città, la salute pubblica continua ad essere perfetta. Soddisfacente del pari è quella della Romelia e di quasi tutte le Provincie Ottomane; tranne però alcuni paesi al di qua del Balkan e lungo la riva destra del Danubio.
A Silistria e nelle vicinanze s'era manifestata fino dall'anno scorso la peste, la quale era anche cessata senza che si avesse potuto conoscere il vero numero delle vittime che aveva uccise.
Riguardo alla nuova comparsa della peste da quella parte, ecco quanto viene accennato da una lettera di Galatz in data 2 Dicembre 1839:
...... «S'ebbero dei casi di peste recentissimi a Simila, villaggio di 150 case situato fra Rudsciuk e Turtukani, così pure a Babuk ed a Sfetkoi sulla strada fra Silistria e Costantinopoli sulla destra del Danubio di qua dal Balkan, però senza che siasi potuto sapere il vero numero dei malati. A Turtukani la casa, di un tale Cathrini Supunersi, fu infetta da un parente venutovi da Sfetkoi, onde vi morirono prima un fanciullo, poi una giovinetta, ed appresso il capo della famiglia ed un servitore. In un'altra casa soggiacquero nove individui, dei quali cinque Turchi, compresa la figlia dell'Hassan Bairaclar. È da deplorarsi l'indolenza delle Autorità turche, che nulla fanno per impedire che il flagello si propaghi. Fortunatamente gli abitanti di Sfetkoi abbandonarono spontaneamente le loro case e formarono un Lazzeretto in mezzo ai campi. All'incontro il Governo Valacco accrebbe la contumacia di Braila a 21 giorni per le persone, e a 40 per le mercanzie, mentre quello di Moldavia lasciò i termini com'erano prima. I porti di Galatz e Braila formicolano di bastimenti mercantili; e la salute vi è ottima anche nel vicino contado».