Grisogoni Martyris patrocinio Pestilentiae abigendae votiva Jadriensium Ara ab An. MDCXXXII ineunte, tantum novo saeculo ob temporum difficultatem Francisci Co. de Fanfogna studio fundata.
[26]. Per molti secoli si risguardò lo straordinario numero d'insetti, siccome un foriero di peste. S. Agostino (de Civitate Dei, cap. 31) scrisse che dopo un'immensa quantità di locuste è succeduta sì fiera peste, che nel solo regno di Massinissa, che visse fin presso al finire del quarantesimo secolo dalla creazione del mondo, perirono da 800 mila persone, 200 mila nelle provincie della Costa marittima presso Cartagine; in Utica di 30 mila giovani soldati solo 10 mila ne restarono in vita. Così s. Girolamo (in Ioel Prophet.) scrive, che al tempo dell'imperatore Teodosio dalle locuste, assai multiplicate nella Giudea, fu presagita un'orribile pestilenza. Così la peste, che travagliò l'Inghilterra nell'865, secondo gli storici fu preceduta da sterminata quantità di locuste, che divorarono le biade, e cagionaron la fame (Platin. Vit. Nicolai I. p. 281.). Mosche in vece, e moscherini d'innumerabile copia, diverse di forma dalle ordinarie, e della grandezza di un'ape, precedettero la peste, che l'anno 1283 si sviluppò nell'esercito del re di Francia, Filippo III l'Audace, che regnò sin all'anno 1285 (V. Musant. Tab. Chronol. p. 137.) quando alla testa di 200 mila fanti, e 18 mila cavalli moveva dal Rossiglione per impadronirsi del regno d'Aragona. In quel trambusto uomini, e bestie, che ne fossero stati punti da que' cotali insetti, morivano di presente; e da 40 mila de' primi vi perdettero la vita con grande numero di cavalli. Lo stesso re Filippo ne fu attaccato (Villalba Epidémiologie d'Espagne, ec.). Simile fatto esser avvenuto nella Gallia Cisalpina riferisce l'Agricola (de Peste lib. 1.), e Giovanni Wolfio (Cent. 16. Lectionum Memorabil.). Così avvenne l'an. 1335, in cui alla prodigiosa quantità di cavallette, che copriron la terra, e divorarono i seminati, tenne dietro immediatamente la peste, che colla Dalmazia devastò gran parte d'Europa (f. 295).
Nel 1473 strana quantità d'insetti devastatori cagionaron la perdita de' ricolti; il che precedette di poco alla peste, che afflisse l'Italia in quello, e ne' susseguenti anni (f. 337). Lo stesso avvenne nel 1478.
Parimenti nella peste, manifestatasi in Saragozza, e in più altre provincie della Spagna, si vide andar innanzi cotesta specie d'insetti; anzi da lor cagionata la dicono alcuni scrittori, a' quali non credo che debbasi prestar fede, e ne sono allegati dal Villalba (l. c.). L'Hildano pur riferisce (Cent. Observ. 24) che nella peste di Losanna dell'anno 1613 da ogni parte vi ebbe tanta quantità di mosche, che altrettale a memoria d'uomini non s'era veduta. Così nella peste della Livonia del 1638 gran quantità di vermi di una specie particolare s'ebbe a osservare, ed in altri casi parimenti è accaduto che la peste fosse preceduta da sì fatte affluenze d'insetti. Nè se n'è da maravigliare, poichè un diluvio, sto per dire, di quegli animaletti, struggendo le fonti dell'umana sussistenza, divien cagione di carestia e della fame; ed a questa seguitano poi le epidemie maligne contagiose, e la peste.
[27]. Nell'Agosto del 1638, cessata generalmente la peste nella Gheldria, nel sobborgo di Bemmel ammalò un ufficiale con vari carbonchi. Ad onta di più rimedj l'officiale morì. Da questo malato il Diemerbroeck che n'era alla cura contrasse un carbonchio sulla mano sinistra, senza febbre, che si curò coi soli rimedj, che diconsi topici, e che pare non aver mai attaccato l'universale del sistema. Ecco perchè parecchi autori, parlando della peste del 1636, narrano che lo stesso Diemerbroeck sia stato colto dal contagio, ed abbia potuto superarlo felicemente (Diemerbroeck lib. IV).
[28]. In Marsiglia, l'anno 1649, una donna per non manifestarsi, e conseguentemente per non essere costretta a chiudersi ne' Lazzeretti, seppellì una sua picciola figlia, estinta dalla peste, in un armadio incavato nel muro, che lasciò benissimo chiuso e suggellato; ma poscia, saputosi il fatto, ed aperto quel deposito alla presenza di molti, i quali, avvezzi alle putride esalazioni, non temendo punto del trasporto di quel picciolo cadavere, pur furon tosto colti da peste (P. Maur. da Tol op. cit. p. 112; Murat. Gov. ec. f. 104). Quindi al contatto di robe degli appestati, non ben purgate, in alcune contrade della città si riprodusse la peste.
[29]. Nobilissime prove dell'eroica carità cristiana de' RR. PP. Cappuccini, in ogni tempo di peste si ebbero, per quanto sappiamo, prima nel ducato di Camerino l'anno 1528, allorchè la peste, che desolava l'Italia, straziò crudelmente tutto quel paese; poi nella peste di Milano del 1576, quando vi furon chiamati dal santo vescovo Carlo Borromeo per l'assistenza spirituale di quella popolazione, ridotta agli estremi; nella peste di Genova del 1579 (non descritta nella mia serie) della qual ne moriron parecchi; nella grande peste della Provenza del 1580; in quella di Parigi del 1586, dove in meno di quattro mesi perirono da sessanta mila persone; nell'altra del 1629 in Francia, e in quella del 1630 in Lombardia; nelle pesti della Provenza del 1640, e del 1649 spezialmente; e nella gran peste di Napoli, Roma, e Genova del 1656, che descriverò a suo luogo. La Religione che professiamo, e non altre, può dare sicure prove e infallibili di tanto eroica virtù. Solo di essa è proprio, per superna virtù, quel fondo d'intrepidezza, che non vien meno giammai, anche a costo della vita.
[30]. Sebenicenses, depulso obsidionis periculo, laetos nihilo levior calamitas oppressit. Anno siquidem 1649, vere appetente, atrox pestilentia urbem invasit, et assiduis funeribus propemodum exbausit. Initio autumni lenita paullum vis morbi est, discussa demum, hyeme ineunte. Intra septem menses decem millia, partim civium, partim militum, partim accolarum hac lue absumpta fuerunt. Ita civitas frequentissima ad miram incolarum paucitatem redacta est, et post pestem exstinctam vix mille et quingenti, qui eam incolerent, superfuerunt, Hi deinde intra finem illius saeculi creverant ad quatuor millia (Illyric. Sacri T. IV. Ecclesiae Suffraganeae Metropolis Spalatensis, Auctore Daniele Farlato, p 498).
[31]. In questo contagio del 1656 a Roma, parte di Roma di là del Tevere, scopertasi infetta, fu in una sola notte rinserrata, e fattovi un muro all'intorno con istupore, e con inutili doglianze di quegli abitanti, che se ne avvidero la mattina (Muratori; Gastaldi op. cit.).
[32]. La composizione di queste tre spezie di profumi è la seguente: