Cinque minuti di fermata a Voghera e la corsa fu subito ripresa. Frattanto abbujava.

Il tramonto di una giornata di nebbia non si descrive, è il funerale della natura; nulla di più rattristante, e le fantasticherie del conte Giuliano si facevano tetre; ormai gli pareva indubitabile l’annullamento della propria elezione, avvenuta realmente in condizioni troppo scandalose, ne conveniva.

— Come ritornare a Miralto dopo tale affronto? Bisognerà esulare, sarei lo zimbello del collegio. Il giornale avversario, il Ventriloquo, mi metterà in ridicolo ad ogni numero... Le minaccie di processi per corruzione... E colle recriminazioni dei nemici, le condoglianze degli amici! Andremo a vivere a Milano... Giuro di non ricaderci mai più! Addio politica. Vivremo felici... Felici?!

«Si potrà essere felici, dopo un sì grave disastro morale?

«No! no! Il dado è tratto, sono deputato e deputato sarò, dovessi mettere il mondo sossopra. Se la giunta annullerà l’elezione, rimarrò sulla breccia, al mio posto di combattente... La vedremo! Sarò rieletto, dovessi rovinarmi, dovessi costruire a spese mie gli argini ed i ponti promessi dal Governo per favorire la mia candidatura. Meglio la rovina economica del fallimento morale!........ E dire che soltanto venti giorni fa non ci pensavo neppure!

***

Il rimpianto dell’onorevole Sicuri si apponeva al vero; l’idea della deputazione non gli era mai frullata pel capo, neppure nelle fantasticherie giovanili di gloria, anche allorchè il suo amico, più che amico fratello, un fratello maggiore... di vent’anni, allorchè Ettore Ruggeri, vigente lo scrutinio di lista, fu l’eletto della minoranza, Giuliano non sentì alcuna velleità parlamentare per l’avvenire. È vero, bensì, che il deputato Ruggeri alle prime delusioni si era ritirato dalla Camera, non volendo saperne altro di rielezione. La prova gli era bastata ed i consigli suoi al giovane amico non furono certo incoraggianti a tentare la sorte delle urne, allorchè Giuliano avrebbe coi trent’anni raggiunta l’eleggibilità.

Il destino volle altrimenti. Sullo scorcio dell’ottobre, il conte Sicuri ricevette la visita del sottoprefetto, il quale, scusandosi dell’ora indebita, le nove del mattino, disse dovergli fare una comunicazione di somma importanza.

— Una comunicazione di somma importanza a me? chiese meravigliato Giuliano.

— Precisamente, a lei... Non si impensierisca. Le sono buone notizie, tanto che non volli tardare a comunicargliele. La fortuna vien dormendo, ed io ho sollecitato per recargli la buona novella al suo svegliarsi, soggiunse con fare malizioso lo sperticato funzionario.