Quel poco lusinghiero finalmente non era stato pronunziato all’indirizzo della sposa, bensì della folla degli acclamanti importuni.
— Finalmente solo!
Da quindici giorni di agitazione febbrile, non un minuto di raccoglimento, e fu con un senso di infinita soddisfazione che finalmente si sentì liberato da’ suoi cari elettori, assai più caldi negli entusiasmi della vittoria, che non nei cimenti della lotta e nel concorso alle urne.
Infatti l’eletto aveva superato di un centinajo di voti appena il candidato radicale.
Per una candidatura improvvisata era già un bel successo!
Successo? Il neo deputato sorrise con amarezza. Successo? L’appoggio e le violenze del Governo, le migliaja, le molte migliaja di lire profuse negli ultimi giorni della battaglia, la fondazione di un giornale, l’Onesto, passività permanente, ventimila manifesti affissi fin sugli alberi, in aperta campagna, la dedizione completa al ministero, la sconfessione piena delle vagheggiate utopie politiche giovanili, l’abbandono degli antichi amici, rotta la calma dolce della onesta esistenza vissuta nell’adorazione della sua Adele e del bambino, tutto ciò per gli sbaragli e le malsane agitazioni della carriera parlamentare.
Fu una follìa! Se dovesse ricominciare ci penserebbe due volte, tanto più che la vittoria non fu completa. I reclami degli elettori avversarî potrebbero essere accolti dalla giunta delle elezioni. In tal caso, l’onta e lo scorno della proclamazione dell’avversario, o l’annullamento colle ansie tormentose, le angoscie, le brighe umilianti di una nuova, rovinosa lotta elettorale.
Qual demone lo invase?
Pensoso stette a riguardare dal cristallo appannato la fuga vertiginosa dei campi, che al rapido passaggio del treno sembrava precipitassero in abissi invisibili.
I gelsi nani, le quercie, i pioppi giganteschi denudati del loro fogliame, Briarei fuggenti colle braccia al cielo in atto di maledire, gli sfilavano innanzi come fantasmi, fantasticamente veloci. Corteo infinito, fiancheggiato dalla filata interminabile dei pali telegrafici inseguentesi senza posa per abbattersi al suolo, quali raggi di una immensa ruota della quale non veggasi che la sommità. Tratto tratto, ad interrompere la desolante monotonia, un casello di cantoniere, sparito appena intraveduto, qualche stazione di terz’ordine, negletta dall’aristocratico diretto, che senza rallentare l’attraversa ululante.