Alla vista di quella creatura divinamente bella, fatalmente adorata, Ettore fu colto come da vertigine. Ancor più divina gli apparve nel pallore, del quale egli si accusava, punto dal rimorso di aver suscitato una passione senza speranza, che convertivasi in tormento. La contemplava ammaliato, mentre in cuor suo si accusava di aver turbata la pace della povera fanciulla...

Ad un tratto, Stella, come sorpresa da qualcuno che fosse entrato nella sua camera, fece segno ad Ettore di ritirarsi e di attendere. Egli si mise in vedetta dietro una cortina; dopo pochi minuti, Stella riapparve, alzò le manine aperte segnando il numero dieci, poi due coll’indice ed il medio della destra, poi un gesto che pareva volesse indicare una località lontana.

Ettore comprese. Stella voleva dire: «Alle dodici, dalla contessa!»

Quando fu certa, per il gesto d’assentimento di Ettore, di essere stata compresa, inviò ancora un bacio e segnalando prudenza e pazienza, chiuse le imposte; un ultimo saluto attraverso i cristalli, e la tendina cadde impenetrabile.

Non è necessario aver letto le scene della vita di provincia di Balzac, per spiegarsi come Stella fosse avvertita dell’arrivo di Ruggeri. Dalle otto del mattino tutta Miralto commentava il di lui arrivo inopinato, che certamente doveva collegarsi agli scandali giornalistici degli scorsi giorni.

Gli impiegati ferroviarî ne avevano parlato; i questurini avevano raccontato la spedizione notturna; la visita mattutina del prefetto era stata notata. Sono tanto rare le distrazioni nella monotonia di una città di provincia; si va a letto tanto presto e ci si alza di sì buon’ora!

Stella però conobbe l’arrivo dell’amico al suo svegliarsi.

Ettore si era affacciato al balcone, la fantesca di Stella l’aveva riconosciuto e subito susurrato nell’orecchio alla padroncina:

— Sa, signorina, è arrivato il signor Ruggeri. Alloggia all’albergo della Croce di Malta.

Fortunatamente la camera era ancor buja, e dell’emozione di Stella non apparve nulla.