Poco dopo, quando ebbe ricuperata la calma, simulando la più grande indifferenza raccomandò alla domestica di non dirne nulla alla signora.

— Si metterebbe di cattivo umore. Sai che essa non ama il signor Ruggeri...

— Oh! si figuri! Sono discreta io! rispose con sussiego misterioso.

Stella, seccata dal fare confidenziale della fantesca, finse non avvertirlo e la congedò, per balzare dal letto, indossare un accappatojo e mettersi in sentinella, certa che Ettore non avrebbe tardato. Questi, meravigliando dell’intuizione arcana di Stella, si confermò nella credenza della veracità dei presentimenti, nella realtà della misteriosa corrispondenza dei cuori, tramite la corda degli amanti, il cantino dell’amore.

Da molto, Ettore, lo scettico inconvertibile, viaggiava nell’ideale e nel soprannaturale, ed ormai inconsciente, si era tuffato in pieno nel più irragionevole misticismo amoroso.

— Da chi aveva potuto sapere, Stella, il mio arrivo se non dalle voci segrete del cuore? Misteri dell’amore, impenetrabili come i misteri della vita. La ragione vi si perde. Ed io l’ho perduta, come la volontà, come ogni energia!

Monologando passeggiava concitato per la vasta e nuda camera; ad un tratto si arrestò davanti lo specchio dell’armadio. Stette lungamente a considerarsi.

— Potessi carpire all’inferno il segreto di Fausto, darei mille eternità per un anno, un anno solo di giovinezza. Le rughe! la canizie! Ed ella in tutto lo splendore della giovanile bellezza; la primavera e l’inverno, un anacronismo ripugnante!... il gufo e la colomba!

«Pure il sacrificio è superiore alle mie forze. Ed ho io il diritto di compierlo nella certezza che sarebbe anche il sagrificio suo? Se non mi amasse più, morrei disperato; ma essa sarebbe salva e potrebbe essere felice.

L’annunzio di una visita lo distolse dalle dolorose considerazioni; era il giovane Guglielmi, il segretario in crisi, il burocratico artista.