Poi la gelosia materna, il dispetto riprendevano il loro dominio, ed al pallore delle guancie della figlia pensosa, malediceva, se non a Ruggeri, alle combinazioni fatali che avevano fatto nascere quella passione insensata.

Maledire è privilegio speciale, intangibile, della chiesa; maledire non è ribellarsi alla provvidenza?

Se ne confessava al reverendo padre Abbiati, e questi, pur deplorando, assolveva.

È vero che il padre Abbiati, miraltese di nascita, ritornato semplice sacerdote in patria dopo la soppressione del suo convento, aveva un debole speciale per Ettore, figlio di un amico d’infanzia... Quasi ottantenne, considerava Ruggeri come un giovinotto, e la differenza di età fra i due innamorati, che impauriva la signora Gabelli, non gli sembrava ostacolo insuperabile alla loro unione.

È ben vero ch’egli non sospettava la causa prima di quell’amore: l’identità di Stella colla morta, e la convinzione della fanciulla di essere stata fidanzata ad Ettore in un’altra esistenza.

L’eccellente padre avrebbe gridato all’eresia, al sacrilegio, e certo, non avrebbe accordato l’assoluzione a Stella se fosse stata sua penitente e se Stella avesse confessato il proprio amore, i vaghi ricordi d’oltre tomba, che ogni giorno le sembravano più chiari, più precisi, certi.

***

Quando Ettore risalì, le imposte della cameretta di Stella erano spalancate. Stella, nell’interno, per non essere scorta dalla strada, stava appoggiata ad un mobile, lo sguardo intento al balcone di Ettore, in atteggiamento di attesa.

Appena Ettore apparve, la fanciulla, raggiante, lo salutò, inviandogli un bacio colla candida mano e un sorriso divino.

Tutta una mimica giuliva di «ben venuto!» di «t’amo!» di «oh quanto sono felice!»