Il primo giorno che sedette a pranzo colla mamma, Stella con gravità affettuosa la prevenne per l’avvenire.
— Mamma, tu sai se io ti adoro. Ma non parlarmi mai più di matrimonio, di pretendenti, di fidanzati... Mi obbligheresti a lasciarti ed a ritirarmi in un convento; i miei ventun anni li ho compiuti ed ho diritto di disporre di me.
«Non ho nessuna idea di maritarmi; qualora ne avessi l’intenzione, il marito vorrei scegliermelo io.
La parola convento terrorizzò la madre.
— In un convento, tu, Stella! Sarebbe delitto. Non dir più simili cose. Farai ciò che vorrai. Di matrimonio non te ne parlerò. Ma non minacciare di abbandonarmi, per seppellirti viva... Tu, tu, il più bel fiore di Miralto.
Stella scattò dalla sedia e corse ad abbracciare la buona vecchia.
Quanta tristezza da quel giorno in quella casa!
Per contro, Stella aveva conquistata la piena libertà di azione.
La parola convento, il terrore delle madri affettuose, era stata magica. Ma la freddezza istintiva che la signora Gabelli nutriva per Ruggeri, causa sospettata della follìa di sua figlia, si era mutata in odio... Odio mal represso dalla carità cristiana della santa donna, mal simulato le rare circostanze nelle quali con Ruggeri si era incontrata. Qualche volta rinveniva, e più indulgente pensava:
— Poveretti! Entrambi sono infelici!