Un giorno, qualche mese prima dell’andata di Ruggeri a Miralto, la signora Gabelli fu esplicita con sua figlia. Chiamatala nella propria camera, con solennità insolita, dopo lungo preambolo, che Stella aveva subito compreso ove sarebbe andato a parare, le disse che l’avvocato Benuti di Milano, una celebrità, lontano parente loro, aveva chiesta la mano di lei per suo figlio.

— Stella, tu lo conosci, perchè ogni anno viene con suo padre a villeggiare a Miralto... Vennero qualche volta da noi. Un bel giovane, ricco, colle promesse di una magnifica carriera, preparatagli dal padre. Lo ricordi?

— Se lo ricordo! Quella caricatura di figurino di mode. Azzimato, impomatato, profumato; fatuo, pretensioso, che sembra dire a tutti: Guardate, ammirate, come sono bello e ben vestito, neppure una grinza che non sia di moda! Guardatemi, ammiratemi!

E Stella scoppiò in una risata, un accesso convulso di ilarità, che da prima irritò la madre, poi la spaventò. Stella si era lasciata cadere su d’una poltrona, e gli scatti di riso parevan colpi di tosse.

La povera donna a scotere la figlia:

— Stella, non ridere così, mi fai paura. Sei impazzita? Per carità, Stella... basta.

E tirò con furore il cordone nel campanello. Accorsero i domestici:

— Presto, presto, dell’aceto, dell’etere, dell’acqua di colonia...

Gli scrosci di riso erano cessati e s’eran mutati in pianto dirotto.

Stella ne fu malata per parecchî giorni, amorosamente vegliata dalla madre alla disperazione.