Stella pure aveva letto nel cuore materno e per tentare di dissiparne i sospetti simulava qualche volta allegrezze non sentite; ma se la fanciulla sapeva tacere, non sapeva fingere. Se il nome di Ruggeri veniva pronunziato davanti a lei, le vampe del rossore le salivano al volto; guai se qualcuno si attentava di dirne meno che bene... La madre le parlava spesso di matrimonio come di un’assoluta necessità.

— Sono avanti negli anni; s’io venissi a mancare, rimarresti sola... Tale pensiero mi turba l’esistenza, mi rende infelice, è la spina della mia vecchiaja...

Stella tentava deludere le insistenze materne, mutando indirizzo al discorso, colmando di carezze la buona mamma, o simulando una giocondità infantile; ma spesso le lacrime appannavano lo splendore bruno della pupilla di Stella, ed allora erano scene di tenerezza strazianti; madre e figlia confondevano in un abbraccio le loro lacrime.

— Perchè piangi, Stella?

— Tu mi parli di morire, e non vuoi ch’io pianga!

— Tutti, o mia cara, dobbiamo morire, ed ogni cristiano, alla mia età, deve essere preparato.

— Oh, no, mamma! Sono io che devo precederti.

— Non bestemmiare, Stella!

Lunghi silenzî seguivano tali scene, che lasciavano sempre uno strascico di tristezza e come una specie di imbarazzo fra madre e figlia.

La madre si sentiva meno amata; Stella si indispettiva, indovinando di essere sospettosamente sorvegliata.