— Che farò di me, quando sarai partita? Qui, sola in questa triste città, sarà la desolazione. Oh! i partenti non conoscono lo schianto di coloro che restano!
— Lo dici a me, Stella?
— È vero. Nel mio egoismo sono ingiusta. La tua lontananza sarà lo squallore. Senza di te e del tuo Gustavino, il mio figlioccio, mi parrà di essere nuovamente in una tomba.
— Nuovamente? chiese Adele sorridendo.
— Sono ubbie! Qualche volta mi pare di aver già vissuto. Mi ritornano vaghe ricordanze di un’altra esistenza. Ora, mentre contemplavamo il paesaggio, osservandolo attentamente, mi pareva di averlo già veduto in tempi lontani, lontani... Prima assai che nascessi.
— Stella, impazzisci!
— Forse...
La voce della governante del piccolo Gustavo interruppe il dialogo delle due amiche, richiamando la loro attenzione.
— Signora contessa! Signora contessa, è arrivato il signor Ruggeri; è là nel salone che attende.
— Il signor Ettore! Ci recherà notizie di Giuliano.