— Per altro, la mia prima, la mia sola visita a Miralto fu per lei.
— Venga! Venga in giardino. C’è Stella, che la saluterà con piacere eguale al mio. E Gustavino, che sarà contento di rivedere il suo padrino... La bella matrina lo vede ogni giorno, anzi tutto il giorno, perchè Stella è una vera stella, è la mia suora, la mia sola compagnia.
Adele ed Ettore mossero al giardino; Stella li attendeva ai piedi della gradinata.
Lì, in quel punto, Stella ed Ettore si erano incontrati la prima volta; ad entrambi balenò il medesimo pensiero, lo stesso ricordo, e vicendevolmente se lo comunicarono collo sguardo.
La mano che Ettore porgeva era tremante; a stento egli conteneva l’emozione. Stella aveva riacquistata la calma, e, marmorea, con un sorriso indefinibile, pieno d’amore, lo sguardo fiammeggiante:
— Ben arrivato, signor Ruggeri!... Parlavamo di Roma quando ella è stata annunziata. Giunge in buon punto! Ci darà notizie dell’assente.
Ettore stesso, se la eloquente fisionomia non avesse parlato un linguaggio di indefinito amore per lui solo comprensibile, sarebbe stato ingannato dall’apparente freddezza.
Gli stranieri, per vecchio vezzo, per tradizione antica, per un pregiudizio secolare che ormai i fiaschi della nostra diplomazia avrebbero dovuto sfatare, ci chiamano figli di Machiavelli, e la finesse italienne è sempre di moda, come i briganti irreperibili del bel paese... Machiavelli lasciò forse continuatori in Vaticano; fuori di lì, la donna; ma non la donna italiana soltanto: la prima diplomatica fu Eva.
Una fanciulla innamorata è più forte del cardinal Rampolla e di tutto il Sacro Collegio. Se la contessa Adele, che, per contro e per eccezione, era di una ingenuità sublime nella sua bontà infinita, avesse nutrito sospetti sulla passione di Stella, l’accoglienza fatta a Ruggeri l’avrebbe completamente disingannata.
— Vede, signor Ettore, soggiunse Adele, il bel cielo d’Italia l’abbiamo anche noi a Miralto.