— Lo vedo, ed il giardino è un incanto. La stessa cosa non avrei potuto dire stanotte. La nebbia era talmente fitta, che mi sarei perduto nel piazzale della stazione se il sottoprefetto non avesse avuto la cortesia di mandarmi ad incontrare.
— Il sottoprefetto? Ella dunque sa tutte le nostre tribolazioni. È forse venuto per ciò?
— Appunto. Giuliano non poteva assentarsi da Roma. Venni in sua vece. Si tranquillizzi, contessa; tutto è finito, ed anche questo uggioso episodio avrà giovato, anticipando la sua partenza per Roma.
— Fosse vero!
— E il piccolo Gustavo? Il mio... il nostro figlioccio, disse Ettore, rivolgendosi sorridente a Stella.
— Più capriccioso che mai.... Ora dorme; fra un quarto d’ora andrò a prenderlo, e vedrà, vedrà che amore. Tutto Giuliano; ma assai più bello, disse con orgoglio, la giovine mamma.
Passeggiando lentamente, eran giunti all’albero d’alloro.
Stella, rivolgendosi ad Ettore:.
— Anche noi abbiamo gli alberi sempre verdi, come loro nei dolci climi. Vede? Il lauro s’è fatto rigoglioso quanto una quercia. Coi crisantemi è il solo a protestare contro il triste inverno.
— Non per nulla l’alloro fu scelto per emblema della gloria, della immortalità.