E il piccino, provvidenziale araldo, corse incontro ad Ettore, le braccia aperte.

Ettore lo sollevò da terra stringendolo fra le sue.

L’intervento del bimbo lasciò modo ad entrambi di riaversi, e Adele non potè notare il loro turbamento. Soltanto il pallore di Stella avrebbe potuto tradirne l’emozione... Ma era sempre tanto pallida, Stella.

— Che hai? Sei indisposta?

— No, forse un po’ di freddo. Il sole è caldo; ma il vento è frizzante. Rientriamo.

E porgendo il braccio ad Ettore:

— Mi sorregga lei, signor Ruggeri.

Sottovoce, in modo che Adele non potesse udire, intenta com’era a rassettare gli abitini del bimbo, scomposti dal ruvido abbraccio di Ettore:

— Il patto è conchiuso. Mai più minaccie di abbandono... Non più scrupoli. Sono tua... Avrò il coraggio di attendere. Tua nella vita e nella morte.

Ettore non rispose; assentì del capo, stringendo forte forte l’esile braccio di Stella avvinghiato al suo. Stella, riavutasi dal passeggiero malessere, era raggiante, sembrava ritornata ai giorni gaî della fanciullezza, allorchè vispa, chiassosa, birichina, era tutta gioja e sorriso.