Perfino nell’ora dolorosa degli addìi si mostrò lieta e ridente.

Ormai la promessa era formale, suggellata dal delizioso bacio sotto il lauro di San Giovanni, un tempio! L’unione per essa era indissolubile, come se benedetta dal sacerdote e legalizzata dal sindaco.

L’amore di Stella, sopratutto mistico, non era per anco turbato dalle febbri del desiderio. La certezza d’essere riamata le bastava. Il tempo e la distanza non esistevano più.

Dopo cinque anni di dubbî tormentosi, quello il primo giorno di felicità.

Gli addìi erano «un arrivederci a ben presto, per non separarci mai!» Come? Non lo sapeva, non curava saperlo; ne aveva la fede e le bastava.

CAPITOLO XI. Nella bolgia.

Durante i due giorni di assenza di Ruggeri, l’onorevole Giuliano aveva fatto molto cammino nella bolgia parlamentare.

Ferretti, presolo sotto la sua alta protezione, come il Lucifero di Byron, Manfredo, se l’era caricato sulle spalle, portandolo a volo nelle eccelse sfere ministeriali.

Ferretti non aveva accesso a Montecitorio; in compenso non vi erano anticamere per lui presso le eccellenze. Al suo presentarsi gli uscieri facevano ala rispettosamente, le porte si spalancavano a due battenti, senza ch’egli si desse la pena di farsi annunziare. Se il ministro era impedito di riceverlo immediatamente da qualche visitatore ammesso in precedenza all’onore di un’udienza privata, od occupato da qualche commissione burocratica o parlamentare, al nome di Ferretti si affrettava egli stesso sulla soglia del gabinetto, onde invocare pazienza dall’onnipotente giornalista o per assegnargli altra ora più opportuna. Spesso il visitatore veniva licenziato a profitto dell’impazienza del cavaliere Ferretti, che colle eccellenze affettava il tono confidenziale da collega a collega, da pari a pari. Il novizzo Giuliano non rinveniva dalla sorpresa e si congratulava in cuor suo della provvidenziale lettera di raccomandazione fornitagli dal commendatore Cerasi per quel magico personaggio.

Tutte le eccellenze ebbero accoglienze cortesi per il deputato Sicuri, tutte promisero i loro buoni ufficî presso la futura Giunta delle elezioni, quasi tutte garantirono l’esito felice del processo. Il solo presidente del Consiglio era rimasto diplomaticamente abbottonato nella lunga redingote, divenuta proverbiale, sollevando un mondo di dubbî.