— Quello? Non è un deputato; credo non lo sia mai stato. È un senatore. A Montecitorio lo si vede raramente. Se è qui, gli è che deve bollire qualche cosa di grosso nella pentola dei provvedimenti finanziari... Qualche catenaccio o monopolio, se pure non si tratta di ferrovie... È il trait d’union, il ponte sul quale sono passati tutti i ministeri di Sinistra per avere l’unanimità dei voti della Destra in Senato.
«È il senatore Loschi, ninfa Egeria inevitabile, indispensabile. In affari passa per jettatore et pour cause; in politica, viceversa.
«Abbiamo il Senato in rivoluzione, si conta su di lui per ammansarlo... per ciò prevedo un grosso affare, per lo meno un catenaccio. Simili favori non si ponno mica pagare a contanti: concessioni, preavvisi, compartecipazioni... Il proverbio dice, continuò l’instancabile parlatore: «fammi indovino e ti farò ricco!» Il preavviso in tempo utile di una operazione del Tesoro, ti può far milionario in quarantott’ore.
«Si arrischia, qualche volta, per gli umori della Camera... Un catenaccio abortito può essere un disastro. S’è già visto poco tempo fa. Case colossali saltarono come fuscelli. Avevan fatto provviste ciclopiche onde prevenire l’aumento del dazio; il catenaccio respinto, i prezzi precipitarono e con essi i bagarini.
— Bagarini?
— È un termine romanesco, affibbiato agli aggiotatori di ogni genere, incettatori di merci per monopolizzarle sui mercati, nelle borse, a prezzi elevati.
«L’altro laggiù, vicino al senatore, il calvo che sta scrivendo, è anche un curioso tipo. Non è ricco, spende centomila lire ad ogni elezione; ma ci vive splendidamente. È un’agenzia ambulante d’affari, e dell’ufficio non paga neppur l’affitto. L’ufficio l’ha qui, non spende un centesimo in oggetti di cancelleria, largamente forniti dalla Camera. Non avendo ditta, si vale dell’intestazione della rappresentanza nazionale. La sua ditta è la Camera dei deputati; il recapito, Montecitorio. A servirlo non parano tre uscieri, cui non dà mai un soldo di mancia; probabilmente ha intenzione di associarli negli utili della sua azienda.
«Vive a Montecitorio, scrive cento lettere al giorno, non ha mai parlato nelle sedute pubbliche, non ha mai letto un ordine del giorno o ascoltato un oratore; in compenso ha sempre votato per tutti i ministeri... A memoria d’uomini non vi ha un solo appello nominale con un suo voto di opposizione. Duecento svizzeri altrettanto fedeli al potere, e i ministeri sarebbero inamovibili e indistruttibili quanto e più del Colosseo.
«Il curioso, riprese il deputato Lastri senza prender fiato, si è che nel collegio ha fama di rivoluzionario ed è portato sugli scudi da una maggioranza radicale.
— Come mai una simile contraddizione? chiese Giuliano, che cominciava a divertirsi all’arguta maldicenza del collega.