— Non è contraddizione, bensì un fenomeno comunissimo e costante. Tranne pochi, anzi pochissimi, disgraziati zimbelli della politica, ogni deputato ha due personalità distinte, come certi personaggi di Hoffmann. Il deputato in vacanza al collegio; il deputato in funzione a Roma.
«Non parlo del candidato, perchè è tuttavia allo stato di bruco, nelle meravigliose metamorfosi parlamentari; mi occupo della crisalide, uscita dal bozzolo elettorale, con tanta fatica, tanta cura e sorprendente abilità tessile dal bruco tramato.
A questo punto l’oratore avvicinò una seggiola al lungo tavolo sul quale erano sparsi a centinaja i giornali d’ogni lingua e paese, e si sedette facendo segno al giovine collega di imitarlo. Tutt’intorno era un via vai di onorevoli, molti sconosciuti fra loro; quindi, ai saluti, ai benvenuto dei colleghi antichi, le presentazioni dei nuovi. Argomenti delle conversazioni, colle narrazioni degli episodi eroicomici della recente battaglia elettorale, il programma finanziario del ministero, il discorso della Corona, indetto per il giorno seguente.
L’onorevole Lastri, intanto che discorreva col neofito Giuliano, spiegandogli la doppia individualità parlamentare, scambiava ogni tratto saluti e sorrisi, pur non distraendosi dalla dissertazione. Il deputato Lastri, temuto per la lingua pungente, qualche volta spietata, godeva grandi simpatie, guadagnate colla rispettabilità personale, colla bontà d’animo, contrasto bizzarro alla sua maldicenza.
Nei sorrisi, che egli raccoglieva distratto, vi era qualche cosa di furbesco e di timido, come avessero voluto significare tacitamente: «Chi stai dilaniando?» E gli onorevoli gli si approssimavano facendogli circolo, forse non per curiosità soltanto; anche nell’intenzione di scongiurare, colla loro presenza, il proprio massacro. Eran stati tali, sì incredibilmente scandalosi i recenti abusi e le gherminelle elettorali, che ognuno temeva venisse il proprio turno. L’oratore, abituato ad una galleria di ascoltatori, continuava senza preoccuparsene, trattando Giuliano con simpatia speciale:
— Il deputato in vacanza, continuò l’onorevole Lastri, negli abiti, nel contegno, nel linguaggio, nelle convinzioni, nei principî, nella condotta politica, è tutt’altri del medesimo onorevole a Montecitorio.
«Molti elettori rivedendo in Roma il deputato del loro cuore e del loro collegio, non sanno riconoscerlo, tanto è trasformato; trasformazione, la quale non può aver raffronto che in quella di certi cattivi mariti latitanti dal tetto conjugale.
La galleria degli ascoltatori, che s’addensava sempre più, rise al raffronto... Giuliano richiamato, per associazione di idee, alla sua Adele lontana, fece sorridente un atto di diniego, e l’occhio, stranamente azzurro ai bagliori del cielo di Roma, si velò inumidito. Lastri, osservatore finissimo, gliene seppe grado... Lo fissò in volto per studiarlo meglio, sentì un brivido di tenerezza e, senza interrompersi, pensava: «un agnello spontaneamente venuto per farsi scannare nel grande macello!»
L’onorevole Lastri, parlatore instancabile ed inesauribile, era dotato della facoltà di alcuni celebri giuocatori di scacchi, di poter, cioè, tener testa contemporaneamente a parecchi competitori su diverse scacchiere. Discorreva perfettamente, pur pensando ad altro.
«Ha la mente foderata,» aveva detto di lui un collega, dopo una felice replica al ministro dell’istruzione pubblica, il cui discorso non avrebbe dovuto sentire, immerso come era stato, mentre il ministro parlava, in una vivissima discussione archeologica col celebre medico archeologo deputato Gloriosi.