Lastri, preso a braccio Giuliano, continuò sottovoce:

— Quegli ascoltatori mi annojavano; uno fra gli altri avrebbe potuto credere che alludessi a lui se ti avessi narrato che vi sono deputati inamovibili pel solo fatto che disimpegnano per il loro collegio ogni sorta di commissioni. L’onorevole Cortesi spinge la compiacenza verso gli elettori suoi al punto che la di lui abitazione qui in Roma è un varo bazar da 49 ed anche più. Dalle museruole ai collari per i cani, ai cinti ortopedici; dai manicotti per signora alle vanghe per contadini, c’è di tutto. L’elettore desidera e, come per incanto magico, l’oggetto gli appare sul tavolo sotto forma di pacco postale o ferroviario contro assegno... Il solo parroco ha diritto di aver merce a credito, perchè paga in messe ed in propaganda elettorale dal pulpito e nel confessionale.

«Il curioso si è che l’onorevole Cortesi a Roma è un mangiapreti arrabbiato, e nel collegio non manca ad una sola funzione religiosa. Vota sempre contro tutti i governi, ma si squaglia tutte le volte in cui l’opposizione potrebbe comprometterlo con Santa Madre Chiesa. Tutto ciò perchè i clericali sono in maggioranza nel suo collegio, e non osando a Roma un’opposizione apertamente clericale, si imbranca con chi può, contro tutti i ministeri, pur di poter dire ai papisti suoi elettori, più papisti del papa: «Vedete! Non un voto per il Governo usurpatore!»

«Vi fu un momento in cui la posizione dell’onorevole Cortesi fu scossa, denunziato da un giornale clericale di provincia. Non rispose, non polemicò; inondò il collegio di corone del rosario per le vecchie, di libri da messa per le giovani, di abitini ed imagini sacre per i fanciulli, il tutto benedetto da Sua Santità, e senza neppur le spese di porto. Tutto il gentil sesso fu per lui, ed il sesso forte votò come volle il debole.

«Cortesi è un altro deputato a vita. A vita sono pure i deputati feudali, i quali, per altro, essendosi infiltrata un po’ di fillossera socialista nei loro contadini, sono costretti a pagar salata la elezione, che una volta ottenevano gratis et amore. È ben vero che alla fine di ogni legislatura son già rifatti della spesa, lesinando sui salarî... Poveri villani, sono essi che pagano l’elezione del padrone. Sono i cenci che vanno alla cartiera!

Un pensiero impertinente dovette passare per la testa dell’instancabile parlatore, perchè fermandosi di botto sorrise scotendo il capo, come se si fosse trattato di una grande corbelleria.

Giuliano, che cominciava ad interessarsi vivamente alle maldicenze del vecchio collega, iniziazione preziosa nei misteri di Montecitorio, quantunque ancor più pessimiste delle rivelazioni di Ruggeri, chiese curiosamente:

— Perchè ridi?

— Oh, un ricordo, per associazione di idee... Ti ho detto che sono sempre i poveri che pagano, fatto costante dal giorno che Adonai condannò Adamo a guadagnarsi il pane col sudore della fronte.

«Ebbene, vedi quel deputato là, alto, snello, dal tipo distinto, dai lineamenti fini, eleganti, dalla lunga chioma nera ricciuta, lo vedi là, che sta osservando una carta geografica in rilievo, appesa alla parete?