Il commendatore, dopo diciassette anni di esilio a Miralto, esagerava l’importanza e la possibilità di carriera del suo eletto. L’abile politico, dal microcosmo vedeva tutto ingrandito al di fuori, e gli pareva che col proprio, coll’ajuto dello contessa e di Ferretti, Giuliano avrebbe dovuto arrivare alto e sollecito. Per giustizia devo soggiungere che il sottoprefetto non sospettava neppure lontanamente i piani di Ferretti sul pupillo. Il sottoprefetto riteneva sempre il Ferretti all’apogeo della fortuna e della potenza... In fondo, il commendatore Cerasi si era appassionato per la sua creatura ed aveva finito per volergli bene... a suo modo. Non avrebbe mai cospirato a di lui danno, se non per farsene sgabello.
La contessa Marcellin, dal canto suo, indovinava i progetti di Ferretti; non li osteggiava, perchè anch’essa aveva il suo sul giovane deputato, sì caldamente raccomandato dal sottoprefetto.
Gli uomini politici vecchi, sui quali era basata la di lei influenza nelle sfere ufficiali, si spegnevano man mano, quindi il bisogno di nuove reclute, uomini dell’avvenire. Essa aveva fede, ad onta delle ultime prove disgraziate, nell’oculatezza di Ferretti, e questi, giovando a sè stesso, avrebbe potuto, aumentando il patrimonio dell’onorevole Sicuri, giovare alla di lui carriera politica. Per accaparrarselo e mantenerselo fedele, la contessa aveva meditato un piano che le sembrava dovesse essere infallibile.
***
Alle nove pomeridiane, nel coupé della contessa Silva, anche il coupé dell’orizzontale gli era toccato in sorte, Giuliano si recava al villino della contessa Marcellin, all’Esquilino.
Un solo fanale era acceso, dei due simmetricamente eretti sui pilastri del cancello d’ingresso; nessun lume splendeva dalle finestre, non una carrozza stazionante nella strada e nel giardino che separava il villino dalla via. Tutto era silenzio! Nel giardino, mal rischiarato dall’unica fiamma del fanale, la penombra.
— O il cocchiere si è sbagliato, pensò Giuliano, o mi sono sbagliato io. Probabilmente non è oggi il giorno di ricevimento... Che sia giunto troppo presto?
Stava per risalire in carrozza e andarsene senz’altro. Fu prevenuto da un domestico gallonato:
— Il signor conte Sicuri?
— Appunto!