Il domestico entrò con un grande vassojo. La contessa preparava e mesceva il thè... i giocatori discutevano tutta via, ma serenamente, sul sette bello, sulla primiera e le scope dell’ultima partita. La marchesa non interrogava più e Giuliano narrava le sue impressioni romane, narrava, narrava, perfino eloquente, conchiudendo:

— I miei entusiasmi sono già un po’ sbolliti... Ma ormai devo dire come Vittorio Emanuele: «Ci siamo, ci resteremo!» Se fosse da ricominciare, ci penserei due volte... Troppe noje, troppi impegni, troppe contrarietà...

Si morse la lingua; stava per aggiungere: «e troppe spese.»

Non gli parve conveniente completare la confessione, dicendo che l’elezione era stata ottenuta a contanti e che a contanti e a protezioni intendeva aver giustizia dalla giunta.

La contessa distribuiva le tazze di thè, i giocatori si mischiarono alla conversazione che divenne generale... Dopo una mezz’ora il reverendo se n’andò col capodivisione. Giuliano fe’ atto di seguirli:

— Si trattenga ancora un momento, onorevole; a minuti arriverà la mia carrozza, partiremo tutti insieme. Non è per anco mezzanotte.

Giuliano sedette, lieto di prolungare la geniale conversazione. Le due donne avevano saputo con tatto infinito sorvolare su tutte le forme cerimoniose, trattando Giuliano con cortesia intima, sì che egli, tanto timido, si sentiva come fra antiche, care conoscenze. La bellezza sfolgorante della marchesa Giulia, la sonorità della voce melodiosa, il sorriso compiacente e benevolo, perfino il profumo che esalava dalla persona dalle movenze plastiche, eleganti senza affettazione, le cure simpatiche e cordiali dalle quali era circondato, provocavano in Giuliano un senso di benessere infinito ed all’infinito avrebbe voluto protrarre la partenza. Passò un’altr’ora; la loquela di Giuliano aveva assunta vivacità insolita. Ascoltato con simpatia, incoraggiato da sorrisi, da quattro begli occhî intenti, da repliche briose e confidenziali, discorreva, discorreva, sorpreso egli stesso di scoprire in sè una facoltà inaspettata.

Gli altri visitatori se n’erano andati tacitamente. Al pendolo del caminetto scoccò il tocco.

— Già la una! E la mia carrozza non è ancor giunta, sclamò la marchesa inquieta. Che abbia dimenticato di ordinarla? Il cocchiere crederà ch’io rientri colla tua, zia.

— Farò attaccare.