Ecco i due giovani, soli, nella semioscurità della carrozza, rapidamente trasportati verso l’Hôtel du Quirinal.
Fino a Piazza Termini non avevano scambiato che poche frasi. Giuliano era commosso; quell’avventura impreveduta lo turbava. Un profumo inebbriante si sprigionava dagli abiti della marchesa. L’alito caldo della giovane signora sfiorava il viso di Giuliano, che sentiva il sangue affluirgli al cervello... In Piazza Termini, poco lungi dall’albergo, la corsa gli era sembrata troppo breve. Senza riflettere, senza chiederne il permesso, abbassò il cristallo e gridò al cocchiere:
— Via di Ripetta!
La marchesa non protestò, e Giuliano, richiudendo lo sportello:
— Marchesa, non potevo permettere rientrasse così sola, a quest’ora, in quartiere tanto lontano dal centro.
Essa ringraziò porgendogli la mano coperta dal guanto, calda del tepore della pelliccia, sotto cui erasi rifugiata a riparo del freddo frizzante... Giuliano afferrò la piccola mano, non la lasciò più... Docile, la manina, non protestò, pur rimanendo inerte alle strette insistenti della mano di Giuliano.
Così fino alla discesa di Magnanapoli, nel più profondo silenzio.
Essa, come fanciullo freddoloso, erasi rincantucciata nell’oscurità dell’angolo estremo dell’angusto coupé. Giuliano l’avrebbe creduta dormente se, ad intervalli, ad ogni faro elettrico, la luce, entrando dagli sportelli, non avesse illuminato due occhioni sbarrati, quasi paurosi. Alla svolta di Magnanapoli una ruota si incagliò nella rotaja del tram: un urto violento strappò un grido alla bella taciturna, lanciata contro Giuliano, che, inconsciente, inebbriato, la rattenne contro il suo petto, allacciandola brutalmente alla vita col braccio destro... Un molle atto di difesa, una breve lotta per svincolarsi, finchè, come vinta, Giulia lasciò cadere la testa incappucciata sulla spalla di lui.
Il cavallo non aveva rallentato e, rapido, troppo rapido, correva lungo il Corso, quasi deserto a quell’ora.
L’ambiente della carrozza riscaldato dall’alito, saturo del profumo bizzarro, dava le vertigini a Giuliano, il quale colle labbra desiose cercava quelle di Giulia, che nascondevansi riluttanti sotto il gran bavero della pelliccia. Lotta in silenzio, rotta appena da sospiri, da flebili gemiti di protesta.