I soldati sono il lusso dei re e dei loro successori, i presidenti delle repubbliche.

Per la pacifica cerimonia, senza la sabbia gialla e le giocondità del popolino burlone, vi credereste in pieno stato d’assedio.

Soldati in via Nazionale, soldati in via del Quirinale, soldati a Magnanapoli, soldati lungo il Corso, soldati disposti in quadrato a piazza Colonna, soldati in piazza Montecitorio, soldati perfino dentro nel palazzo della rappresentanza nazionale. Soldati a tutti gli accessi delle vie per impedire la circolazione delle carrozze, eccettuate quelle degli invitati muniti di biglietto.

Nella Città Eterna, quando la corte si muove in pompa, i cavalli plebei si riposano. I tram, gli omnibus, le botti, i carri, i carretti, tutto si ferma... Siete di partenza? Addio treno! Le strade rumorose di Roma, della Roma politica, per la vietata circolazione dei veicoli diventano silenziose, quanto i calli di Venezia. Pozzolana e soldati!

***

Giuliano, temendo di essere in ritardo, ordinata la carrozza, si vestì con fretta febbrile. Era a quell’età nella quale non occorrono grandi apparecchî di toletta per essere presentabili. Alle dieci e mezza era in carrozza; il cocchiere frustava allegramente, scendendo al gran trotto via Nazionale. Frustava, sapendo che per lui non vi erano consegne proibitive; portava seco un rappresentante inviolabile. La prepotenza dei piccini è nella protezione dei forti. Appena una fermata a Magnanapoli, allo square che circonda i ruderi delle mura di Servio Tullio, per farsi riconoscere dall’ufficiale e, dopo pochi minuti, a Montecitorio.

Il palazzo berniniano era, per l’occasione, parato a festa.

Un grande baldacchino rosso a frangie d’oro proteggeva dai raggi del sole il portone; due grandi cortine di velluto rosso a cordoni e fiocchi d’oro, scendenti a festoni, ornavano l’ingresso.

Nell’atrio, un battaglione di linea; tutt’intorno, carabinieri, guardie municipali (pizzardoni) in alta tenuta, ed una folla di invitati immensa; un pigia pigia plebeo, ad onta delle giubbe attillate, degli abbigliamenti eleganti delle dame, in gran tenuta esse pure, come la guarnigione.

I minuscoli piedi femminili, calzati ne’ scarpini lillipuziani, costretti a calpestare la pozzolana gialla della piazza, prima di giungere al tappeto disposto sulla gradinata dell’ingresso, scalpitavano impazienti, trattenuti come erano dalla risacca dell’onda umana irrompente nell’atrio e dagli scaloni invasi e rigurgitanti.