— Io dovrei schierarmi coi migliori.
— Certamente! Con termine più moderno, ma non meglio appropriato, fra i legalitarî, un vivajo di sottosegretarî di Stato, un semenzajo di ministri. L’avvenire infatti deve essere dei legalitarî, continuò il sottoprofetto non senza lasciar trasparire un zinzino d’ironia. Pochi, ma buoni. Affermandosi radicali conservano la popolarità in piazza; ministeriali, hanno l’appoggio ed i favori del Governo; legalitarî, cioè nella legge e per la legge, sono benevisi a corte, garanzia il loro ossequio allo Statuto, legge fondamentale, alle istituzioni, alla dinastia.
— Dunque il competitore Bertasi?
— Dei peggiori! Votò colla destra contro il ministero nella passata legislatura, si ostina a dirne male ne’ proclami e nei discorsi; necessario, quindi, eliminarlo. Ecco perchè le propongo la candidatura di Miralto a nome del Governo.
— Del ministro di agricoltura, che mi pare dovrebbe entrare come i cavoli nelle cose elettorali.
— Ella è nell’errore. Anzitutto i depositi stalloni dipendono da lui, e per Miralto è questione di somma importanza. Il ministro La Fossa, poi, è uno specialista distintissimo in materia elettorale. Se non è ministro dell’interno gli è perchè quel dicastero, a cui era designato, se l’è voluto serbare il presidente del Consiglio; ma, le elezioni furono a lui affidate, sono da lui preparate. Egli è il perno su cui si aggira il suffragio universale, lui la molla della volontà del paese.
Il sottoprefetto sorrise ammiccando co’ piccoli occhî grigi sormontati dalle folte sopracciglia.
— Vede? il telegramma non passa neppure per la via gerarchica del prefetto! E se il ministro telegrafa direttamente a me, è perchè il ministro sa quello che si fa.
«Gli uomini dalle economie vorrebbero abolire le sottoprefetture!! Sarebbe come se nell’esercito si volessero abolire i sottotenenti ed i luogotenenti, per aver soltanto dei capitani. Se ne accorgerebbero il giorno della battaglia.... Le nostre sono battaglie elettorali.
«Col sistema rappresentativo, caro conte, i gregarî alla difesa delle istituzioni siamo noi... Combattiamo senza gloria e senza compensi... E di morti non ne lasciamo pochi... nelle crisi ministeriali.