Tre carrozze di gala, precedute da un picchetto di corazzieri, seguite da uno squadrone di carabinieri. Battistrada rosso, tricorno, parrucchino incipriato, pantaloni di cuojo, stivaloni. Il costume di Emanuele Filiberto. Moda iconoclasta! Gli sfarzosi abbigliamenti degli avi eroici relegati nelle scuderie!
Carrozze dorate alla Pompadour, staffieri e cocchieri rossi, in tricorno e parrucchino, i tiri a quattro uniformi, di enormi meclemburghesi, solenni sotto le ricche bardature quanto il cavallo di Marco Aurelio.
Dieci minuti dopo, un crescendo di cannonate ed un agitarsi ancor più rumoroso della campana.
Il re!
Non più tre, sei berline d’oro, ed altre carrozze. Modesti landeaux moderni, vergognosi della loro borghese semplicità; si sarebbero scambiati per vetture di rimessa dietro sontuosi carri funebri... Altra stonatura! Nove berline sono molte, ma non sufficienti a contenere le due case, civile e militare, al prestigio regio. Altre ne occorrono! Provideant consules!
Nell’aula un grande mormorio, uno sporgersi curioso dai parapetti delle tribune.
Pubblico, senatori, deputati, diplomatici, tutti scattano in piedi, come ad un comando militare. La regina appare alla tribuna della presidenza. Applausi frenetici... Una, due, tre salve prolungate. La regina saluta ripetutamente, sorride del suo gentile sorriso stereotipato. Chi potrebbe dire quante ansie, quanti rimpianti, quanti terrori si nascondono sotto quel sorriso? Non è tutta rose neppure l’esistenza dei sovrani!
Dieci minuti di attesa, spesi dalle signore nell’esame dell’abbigliamento della regina. Le più lontane si consolano pensando che i giornali della sera lo descriveranno minutamente, numerando perfino le perle nere della collana a triplice giro. Le collier de la reine! Se in Italia fossimo romanzieri, l’interessante romanzo si potrebbe scrivere sulle perle nere dell’Eritrea, senza l’ombra di imitazione del racconto di Dumas padre, o del libretto dei Pescatori di perle, musicato da Bizet.
Dieci minuti precisi, contati al cronometro, dopo l’ingresso della regina, nuovo movimento di curiosità nelle tribune e fra la massa nera, picchiettata di bianco, dei senatori e deputati.
Come se un torrente avesse rotto le dighe, una vera inondazione di metallo lucente, con grande strepito di ferrivecchi.