La luce, piovente dal lucernario, sapientemente mitigata, parve raddoppiata ai bagliori degli elmi, delle spalline, delle tracolle, dei cordoni d’oro e d’argento, delle sciabole, delle corazze.

Il re colla sua casa militare, in uniforme da generale, coll’elmo piumato come un uccello fantastico. Salutata la regina, come tutti, ritta in piedi, sale al trono, seguito dai principi; il seguito si arresta intorno alla gradinata. Due arcangeli d’acciajo, due enormi corazzieri, si dispongono ai lati del trono.

Ancora un applauso. Il cannone di Castel Sant’Angelo tuona tuttavia; ma la campana, con gran sollievo di tutti, ridiventa silenziosa.

Il guardasigilli riceve il giuramento dei nuovi senatori; il presidente del Consiglio fa la chiama dei deputati e li invita al giuramento, colla nota formola, misteriosa come un dogma cattolico; l’inseparabilità del bene della patria e del re.

I senatori giurano fra un mal represso bisbiglio.

Che è? Pare che la scelta fatta dalla Corona dei nuovi legislatori vitalizî non garbi; perchè fra i motti sarcastici si intendono degli oh! oh! irriverenti per la maestà del luogo e la solennità della cerimonia.

Giurano i deputati; ma Giuliano non vide altro, non udì il discorso del re, letto con voce fioca, non notò la freddezza glaciale colla quale il discorso fu accolto, non avvertì i mormorii disapprovatori, quando la Corona alluse alla necessità di esser pronti a nuovi sagrificî.

Una distrazione invincibile lo aveva isolato fra la folla. Delle centinaja di teste sporgenti intente dalle tribune non ne vedeva che una: la marchesa Giulia.

Come l’aveva scoperta fra la confusione di spettatrici che nella ressa, nella varietà delle acconciature dai mille colori, dalle mille tinte, si confondevano insieme come lo sfondo di un quadro di pittore impressionista?

Lontanissimo dal pensiero che la marchesa potesse essere nell’aula, non l’aveva cercata. Pure si era sentito importunato dalla fissità di un binocolo appuntato su di lui. Lo sentiva, lo sguardo rafforzato dalle lenti, anche quando, distratto da altro, non lo curava. Il binocolo, facendo maschera al viso, gli impediva di riconoscere la persona di lui tanto occupata; per di più, a metà nascosta alla vista da una delle colonne che sostengono gli archi delle tribune.