Giuliano salì all’atrio sperando ancora. La marchesa non c’era.

Un crocchio, invece, di deputati che facevano circolo ad una gran dama, a giudicare dalla ossequiosità degli onorevoli che la circondavano.

Un neo eletto chiedeva alla signora le impressioni della solennità.

— Ciò che mi ha più colpito, rispose la signora, è la grande quantità di teste calve di senatori e deputati.

— Principessa, replicò l’onorevole Lastri, tutto merito della politica, la quale fa impazzire la gente e cadere i capelli.

L’onorevole Lastri, scorgendo Giuliano, lo chiamò, e senza neppur prevenirlo lo presentò alla principessa d’Ajano, della illustre famiglia napoletana, borbonica fervente, da poco aderente a Casa di Savoja, compensata immediatamente colla nomina a senatore del principe.

— Principessa, le presento un deputato non ancor calvo, il conte Sicuri.... Ahimè, qua dentro lo diventerà ben presto!

La principessa porgendo la mano:

— Speriamo di no! Meglio varrebbe, onorevole Sicuri, lasciare la Camera.

— Mille volte, soggiunse Lastri; ma è della deputazione come dell’acqua del Nilo, chi l’ha bevuta, dicono gli Arabi, la riberrà.