«Del resto, è così di tutti i vizî... La deputazione è un vizio, il peggiore; ne so qualche cosa io, che, giurando sempre di non volerne più, sono già alla mia nona legislatura.

Poi con un sospiro, che voleva parere da burla, ma troppo ben imitato per non essere a due terzi sincero:

— Il giorno, forse non lontano, nel quale i miei elettori non volessero più sapere di me, finirei per fare anch’io l’anima vagante negli ambulatorî... Montecitorio diventa una necessità, la deputazione una seconda natura... Principessa, vede quell’onorevole là? Quell’ex? È...

Un grido mal represso, quasi unanime, fermò sulla bocca dell’onorevole Lustri il nome. E, scongiuri strani, le mani si chiusero a pugno, l’indice e il mignolo sollevati a guisa di corna...

— Per carità, non nominarlo! interruppe l’onorevole Cortesi terrorizzato.

Giuliano non comprendeva nulla al terrore, vero o simulato, dei presenti, ed ancor meno alla mimica, cui non era stata estranea la principessa.

Lastri gli susurrò all’orecchio:

— È un jettatore feroce. Rejetto dagli elettori, si è stabilito a Montecitorio per maledizione d’Italia. Ha un nome di paese; ma per indicarlo nessuno lo pronunzia, lo chiamano invece con quello del corrispondente capoluogo di provincia; l’ex deputato Modena.

La principessa rideva, ne ridevan tutti; ma più come d’un pericolo scampato, che per incredulità nel mal occhio.

— Io non ci credo, soggiunse la principessa; pure, non si sa mai! D’altronde, qualche cosa di vero ci deve essere.