«Quante goccie perdute lungo il percorso, da un bilancio all’altro, del gran fiume di mille e seicento milioni annui, non compresi i nuovi debiti ed i disavanzi obbligatorî! Quegli spandenti sarebbero bastati a dissettare i lombardi alla prima crociata... E chi sa: i Savoja sarebbero ancora re di Gerusalemme, senza contare Cipro.

«N’exilez personne! sclamava Vittor Hugo.

«Il peggiore degli esilî è quello dagli ambulatorî, per l’ex deputato, inasprimento feroce, l’incuranza sdegnosa del competitore in carica.

«Nessun maggior dolore!

Ruggeri ascoltava sorridente. Giuliano pensava alla giunta delle elezioni...

Se la sentenza gli fosse contraria? Se l’elezione venisse annullata?

Quanta verità nelle divagazioni del vecchio Lastri! Chi ha bevuto berrà!... Giuliano aveva assaggiato il liquore nella coppa fatata, ed ormai l’idea dell’annullamento, del ritorno alla semplice condizione di elettore, gli era insopportabile quanto il pensiero di una grande sventura domestica.

Dal sentimento intimo traeva la spiegazione chiara del fenomeno, in apparenza inesplicabile, di maggioranze servili a tutti i padroni, a tutti i governi, violenti perchè forti della minaccia di uno scioglimento della Camera. Il pericolo, i dispendî di una nuova prova elettorale sono spauracchio anche ai migliori, che in gran parte si arrendono per scongiurare lo scioglimento, o per aver propizio il Governo nei comizî elettorali; la sospensione delle offe per altri, numerosissimi, sempre ministeriali, sempre candidati ufficiali, con Dio e con Satana.

Il diritto della Corona di sciogliere il Parlamento, garanzia liberale in apparenza, si risolve in realtà nella più grave violazione della indipendenza parlamentare.

CAPITOLO XIV. Intermezzo.