Sono scorsi circa due mesi dalla convocazione della Camera, ma ben poche le sedute importanti.
La costituzione degli ufficî assorbì le prime tornate, nelle quali la maggioranza e le opposizioni si contarono.
Il Governo fa circolare, per mezzo de’ suoi amici, le liste de’ suoi candidati; le opposizioni contrappongono i proprî.
Dai risultati degli scrutini si misura la forza della maggioranza. Equa giurisprudenza impone però al Governo di accordare una parte, minima invero, delle cariche agli oppositori.
Eletto il seggio presidenziale: un presidente, quattro vice presidenti, otto segretarî, due questori, si procede alla divisione della Camera in nove ufficî; i deputati vengono assegnati agli ufficî diversi per estrazione a sorte. Ogni ufficio nomina un presidente, un vicepresidente, un segretario.
Fra le nomine, dal regolamento lasciate alla scelta del presidente della Camera, havvi quella di venti deputati che devono far parte della giunta delle elezioni, altissima magistratura parlamentare, giudice della validità o meno delle elezioni contestate. I giudici di Giuliano.
La Camera poi vota i nomi dei componenti di tre commissioni parlamentari permanenti, fra le quali importantissima quella composta di trentasei membri per l’esame dei bilanci e dei rendiconti consuntivi.
Impossibile, per chi non conosce il dietroscena di Montecitorio, farsi idea delle gare fra deputati per aver l’alto onore di coprire una di tali cariche. Compromessi, concessioni, diserzioni, piccole e grandi viltà, per ottenere che il proprio nome sia inscritto nelle liste dei candidati del Governo... degli amici del Governo, ch’è poi la stessa cosa.
Il Governo, che tenne al battesimo elettorale la sua maggioranza, l’ingrossa negli squittini, accaparrandosi per di più la benevolenza degli oppositori, scelti per necessità fra gli aspiranti avversarî... La nomina, ripercossa nei collegi elettorali, aumenta l’autorità dell’eletto, il quale in tal modo va già seminando per le elezioni future.
— Ogni incluso, spiegava l’onorevole Lustri a Giuliano, ha un amico, se non due o più, corifei troppo modesti o nulli o troppo novellini per poter aspirare ad onori speciali; essi ripongono la loro vanità in accomandita, cioè nel trionfo del collega prediletto, gruppo infinitesimale fra i gruppi che compongono i partiti, nei quali si divide la Camera, e questi due, tre o più amici dividono col prescelto la loro riconoscenza per il gabinetto, dirò meglio, per il presidente del Consiglio, in Italia, da molti anni, qualunque siasi, vero dittatore con tutti i gabinetti, con tutte le maggioranze, quasi sempre le stesse, le quali, disaggregate il giorno delle inevitabili crisi, atterrano l’idolo per erigerne un altro, che verrà ad epoca non lontana egualmente atterrato, per essere sostituito da uno de’ predecessori precedentemente travolto. Vicenda continua!