Lasciamo le divagazioni del vecchio Lastri, e ritorniamo al nostro racconto.
Dopo la rinnovazione di tutto il macchinario parlamentare, ch’era stato messo a dormire colla chiusura della legislatura, erano avvenute poche avvisaglie delle opposizioni sconfitte su tutta la linea; un grande voto di fiducia al Governo con duecentocinquanta sì, contro sessanta no, e sessanta o settanta deputati assentatisi (in gergo parlamentare squagliati) dall’aula al momento dell’appello nominale, onde ritardare a dichiararsi ed impiegare con maggior utile i voti futuri. Poi le vacanze natalizie e di capo d’anno.
Un lungo mese di preparazione impiegato dal Governo nell’ordinare e disciplinare il suo esercito, nell’assegnare a ciascuno dei capigruppo le sue mansioni, nel continuare l’opera di disaggregazione delle esigue, ma violente ed ostinate opposizioni.
Quale grande forza per il gabinetto la spada di Damocle sospesa su di un centinajo di deputati non ancora convalidati dalla giunta!
I sospesi avevano tutto da temere o da sperare dalla influenza governativa, perchè le sentenze della giunta non sono definitive; la Camera, anzi la maggioranza, decide in appello. Non sono rari i casi nei quali le proposte della giunta furono respinte. Fra quei cento deputati sospesi, forse dieci o venti, che osino affrontare le ire del Giove del Consiglio; gli altri portano umilmente il tributo del loro voto sull’ara del ministero, il quale premierà la dedizione favorendo la convalidazione.
Guai ai ribelli! se la loro influenza personale nella Camera non è tale da prevalere contro le cospirazioni!
Giuliano, soggiogato da Ferretti, che continuamente gli faceva balenare il pericolo dell’invalidazione, aveva sempre votato per il Governo. La veste di legalitario ne lo autorizzava; ma i legalitari erano il bersaglio della stampa indipendente, nella Camera stessa erano zimbello. La maggioranza li accoglieva come figliuoli prodighi; ma il senso morale collettivo, che spesso protesta anche nelle assemblee più degenerate, si ribellava contro di essi... I loro voti, sempre accolti da mormorìi, dai commenti pungenti delle tribune, i loro discorsi inascoltati. Camuffati da radicali, avversarî nello stesso campo degli amici loro, rappresentavano qualche cosa di più deplorevole de’ transfughi numerosi dagli altri partiti di opposizione, apertamente, senza sottintesi, senza restrizione inscrittisi nella maggioranza. Fenomeno momentaneo, perchè certe anomalie contro natura non ponno essere che effimere. Tristo fenomeno, prova dell’abbassamento parlamentare italiano!
Il cuore di Giuliano sanguinava nell’umiliante situazione: venti volte aveva giurato di romperla con ogni transazione, di giuocar tutto per tutto, ritornando invalidato, piuttosto di continuare nella servitù avvilente che tacitamente gli veniva imposta. Venti volte era venuto meno a’ suoi propositi.
Lastri, vecchio scettico, indurito nel parlamentarismo, pur deplorando, perdonava tutto alla inesperta gioventù di Giuliano; Ruggeri ne era desolato; ma si era imposto la medesima riserva, dopo una scena violenta, avvenuta a proposito di Ferretti e del commendatore Cerasi, che, richiamato a Roma a disposizione del ministero, ne era agente principale ed inspiratore.
Le sedute erano state poco numerose; in compenso numerosissimi i voti di fiducia, perchè il presidente del Consiglio, prodotto di non si sa quale alchimia parlamentare, con meraviglia di tutti, specialmente sua, arrivato all’altissima carica, non per ciò che era, bensì per quello che non era, si compiaceva nel trastullarsi colla sua imponente maggioranza, moltiplicando i voti di fiducia, forse per tentare di rafforzare la fiducia propria, vacillante, di sè stesso, forse sperando imporre al Senato, messosi in ribellione per certe nomine scandalose di senatori.