Dopo il primo lampo di gioja, centellinò la tazza di caffè e congedò la donna:
— Francesca, quando avrò bisogno di te, suonerò.
Le due ammirabili braccia con gesto uniforme si alzarono per ravviare e raccogliere la capigliatura, e nella superba seminudità la marchesa Giulia si dispose a leggere, scotendo il capo, come per scacciare, colle ciocche ribelli, un pensiero molesto.
Alle prime righe banali, da me omesse, si rabbujò. Poi un grido, un’esclamazione:
— Miserabile!
Spiegazzando la lettera colle mani convulse, ne fece una pallottola che gettò lontano, ripetendo:
— Miserabile! Miserabile! Miserabile!
Si lasciò cadere supina e coprendosi colle mani il volto in atto disperato, scoppiò singhiozzando in pianto.
Calmato alquanto il primo accesso delle lacrime, ancor singhiozzante, sperando di aver mal compreso, di aver frainteso il senso della lettera, scese dal letto per ricercarla; carponi sul tappeto la ritrovò di sotto al mobile ove s’era ficcata. Con calma apparente, la calma della disperazione, rimanendo a terra ginocchioni, sul tappeto, stirò colle mani il foglio gualcito; la lettura era difficile per le lacrime che le velavano gli occhi; leggeva lentamente, a voce alta: le parole le uscivano dalla strozza rotte dai singhiozzi.
Finita la lettura, la ricominciò con una specie di voluttà felina, elevando la voce quasi avesse voluto chiamare a testimoni dell’infamia di cui era vittima ascoltatori invisibili. Singhiozzi e risa feroci!