Rientrando, il sottoprefetto fu affrontato dalla sua metà.
— E così?
— Il tuo candidato non sembra entusiasta della nostra proposta.
— Rifiuta?
— Oggi avrebbe rifiutato... Non gliene ho lasciato il tempo... Domani assentirà.
— Se ne parla a sua moglie, vi si opporrà. La conosco quella smorfiosa. Cadrà in isvenimento al solo accenno di dover separarsi per un giorno dal suo Giuliano. Bisognava strappargli subito l’assentimento, subito e per iscritto.... Già, ti ci sarai preso a rovescio. Per farti merito gli avrai mostrato il dispaccio del ministro... Bisognava parlare in nome di un gruppo di elettori, l’assentimento del Governo doveva venir dopo.
Il lungo funzionario chinò il capo senza osare replica; la sottoprefettessa misurò con sguardo compassionevole in tutta la gigantesca statura il marito:
— Un uomo politico tu? Decisamente di uomini politici non ci siamo che noi donne! Morirai sottoprefetto. L’avrai voluto, bene ti sta!
— Ti dico che accetterà, credilo a me. Alla contessa non ne parlerà. Se avesse avuto realmente intenzione di rifiutare non avrebbe aspettato fino a domani. La proposta di una candidatura non è mica di quelle che si buttano via così a cuor leggiero, quando si hanno trent’anni ed i quattrini per sostenerla.
— È ciò che vedremo... E se accetta, il signor Bertasi l’avrà a fare con me, sclamò la sottoprefettessa alzando il pugno in atto di minaccia contro un nemico invisibile. Io sarò una lavandaja; ma lei sarà un candidato bocciato!