E Giulia, come incosciente, a lasciar fare, mentre la piena del cordoglio traboccava in pianto.
La Francesca intanto le ravviava la folta capigliatura, fissando l’enorme fascio di capelli con un nastro, intrecciandoli rapidamente, ed avvolgendo la treccia, a mo’ di serpente aggomitolato, dietro la nuca.
— Vestimi in fretta, Francesca, devo uscire. Ordina la carrozza!... Fai presto!
E la poveretta soffocava strozzata dai singhiozzi.
Francesca suonò, a sua volta, e corse sulla porta gridando a un domestico:
— La carrozza della marchesa... Carrozza chiusa!
Ritornò affaccendata ed amorevole a vestire la signora, come avrebbe fatto di una bambola inerte. Giulia lasciava fare e singhiozzava.
La toletta non fu lunga; sull’accappatojo, Francesca passò un mantello impellicciato; adattò al capo un cappello dalle larghe tese, un velo fitto, per nascondere ai domestici gli occhî rossi, molli di pianto...
— Dirai al cocchiere che vado dalla contessa.
E scese lo scalone, accompagnata, quasi sorretta dalla cameriera.