— Sono tanto infelice, mamma!
CAPITOLO XV. La farmacia.
— Sai, diceva l’onorevole Lastri a Ruggeri nella farmacia della Camera, che il tuo pupillo in tre mesi ha fatto molto cammino?
— Troppo, rispose Ettore in tono secco, come per avvertire l’amico di mutar discorso. Questi non comprese o non volle comprendere, e continuò.
— Ho visto oggi la sua nuova pariglia, è veramente magnifica. Non vi sono cavalli di egual prezzo che nelle scuderie del barone Michelini.
— Se si trattasse soltanto di cavalli non sarebbe nulla...
— Oh! in quanto al resto io sono di manica larga... Amori di giovinotti. Capisco che nella sua condizione di ammogliato dovrebbe curare un po’ più le apparenze... E quella benedetta ragazza, che si direbbe faccia di tutto per compromettersi e per comprometterlo?
Tale discorso era tenuto a bassa voce fra Lastri ed Ettore, mentre un crocchio di deputati in circolo lambiccava fra i motti di spirito, le osservazioni argute, le dichiarazioni ciniche, le maldicenze spietate, tutta la politica parlamentare.
La farmacia della Camera è ormai una istituzione quanto gli ufficî e le commissioni. Sola differenza che alla farmacia tutti i deputati possono essere ammessi e partecipare alle maldicenze senza bisogno di speciale elezione, senza differenza di cariche. Per altro vi sono i maggiorenti anche là, i quali tengono il mestolo o la corda; vi sono gli assidui, anzi gli immancabili ed i dilettanti periodici; vi sono i membri temporarî ed i leaders di tutti i partiti, quantunque nella farmacia, nella grande fratellanza della maldicenza, non vi siano partiti.
Vi si cospira anche, alla reciproca demolizione od al mutuo incensamento, vi si combinano ministeri e vi si fabbricano crisi, ma ciò in momenti eccezionali e negli a parte.