Ruggeri si interessava mediocremente a tali discussioni, cui Lastri, per la incorreggibile loquacità, partecipava con calore, esprimendo il proprio disgusto.

— Mio caro, a che riscaldarti, gli rispondeva con bonarietà l’onorevole di Sant’Alessio; tutti i parlamenti hanno camminato e procederanno sempre così. Non si governa colla moralità.

Poi il pettegolezzo. Qualcuno meravigliava del treno di casa tenuto da un ex presidente del Consiglio, che, essendo ormai ritenuto impossibile al potere, aveva tutta la maldicenza contro...

— Qual mistero! Un po’ li guadagna, un po’ li ruba, un po’ li deve e non li rende.

La risata fu unanime!

Ruggeri non resse più; era venuto per cercarvi Giuliano, irreperibile al suo appartamento. Chè Giuliano l’aveva affittato, l’appartamento; ma la contessa attendeva invano il richiamo del marito. Ettore, acceso un sigaro, per ingannare l’impazienza che lo rodeva si mise a passeggiare a passi rapidi il lungo ambulatorio del pian terreno.

— Alla Camera ci deve venire. Si discute oggi in giunta la sua elezione. Non è possibile che manchi.

Numerosi deputati eran sparpagliati, a gruppi, isolati, alcuni seduti sui canapè cospiravano a bassa voce, o tenevano conferenza con visitatori estranei alla Camera, elettori o clienti, uomini d’affari, banchieri, costruttori, appaltatori, giornalisti. La gran pentola bolliva con animazione insolita.

Passò il ministro del tesoro, coll’interim delle finanze. Fu tosto circondato... Il Dio dell’or... ormai della carta. Strette di mano, mezze parole, sorrisi, promesse o dinieghi, fra il buon umore, i motti, le risate.

— Oh, Ruggeri! Qual miracolo alla Camera?