— Lo diceva il duca di Tarsi. Giuliano avrebbe perduto più di centomila lire, in poche sere, in una bisca molto nota anche alla polizia e dalla polizia rispettata per l’autorità dei personaggi che la frequentano e per l’onnipotenza degli anonimi che la tengono.
— È la rovina completa! Mortelli, l’agente di cambio, mi avvertì stamattina che nella liquidazione di borsa di jeri l’altro, Giuliano c’è rimasto per somme enormi... E ciò che mi stupisce è come abbia potuto liquidare regolarmente, passando per più di trecentomila lire alla banca del barone Michelini. E non sarebbe tutto, perchè avrebbe in riporto una massa di titoli.
— Bisogna fermarlo.
— Ci penso. Ma in qual modo? Quel miserabile di Ferretti lo ha ipnotizzato. Come strapparlo alle grinfe rapaci?
— Come mai Giuliano potè avere a disposizione somme sì grosse?
— Deve aver fatto qualche operazione a Milano, durante le ferie parlamentari. So che la dote della contessa è liquida in gran parte. Circa mezzo milione. Egli non possiede che stabili e terre.
— Sarebbe un’infamia! sclamò indignato il vecchio Lastri. Rovinarla mentre la tradisce.
— Oh, i miei presentimenti!
— Ed i miei? mormorò Lastri. Forse non è irreparabile. Bisogna vederlo, parlargli, convincerlo.
Chiamato un usciere, il deputato gli diè ordine di salire in giunta delle elezioni per vedere se vi fosse l’onorevole Sicuri...