— Cercatelo dappertutto. Ditegli che è aspettato qui nell’ambulatorio... Mandate anche nell’aula...
In quel mentre Giuliano entrava dalla porta posteriore del palazzo di via della Missione.
In pochi mesi si era completamente trasformato. Non più la timidità che gli attirava le simpatie protettrici dei vecchi parlamentari. Aveva assunto, con un’eleganza alquanto pretensiosa, un po’ dandinesca, ciò che i francesi chiamano l’à plomb, un fare disinvolto, un zinzino impertinente; impertinenza mitigata dallo sguardo azzurro, sempre benevolo nella sua incertezza vaga.
Scorgendo Ruggeri gli si fece incontro, tentando nascondere le preoccupazioni che lo turbavano.
— Come va, Ettore? Non ti si vede più. Bisognerà andare alla stazione per cercarti... Fai sempre i tuoi viaggi in ispirito?
A Lastri porse la mano sorridente:
— Sai, la giunta propone la convalidazione. Domani uscirò dal limbo... Era tempo!
— Devo parlarti a lungo, Giuliano, gli disse Ettore con dolcezza, come avrebbe fatto con un fanciullo che si vuole ammonire e persuadere ad un tempo...
Lastri fece atto di andarsene.
— No! rimani, non sei di troppo.