Giuliano aveva arrossito e si era impappinato raccontando la fiaba.
Adele non insistette; ma, fissando gli occhioni cupi in quelli di Giuliano, che abbassò lo sguardo, parve gli dicesse:
— Perchè tenere segreti con me?
Muto rimprovero e perdono ad un tempo.
— Vi sono affari nei quali noi donne non dobbiamo immischiarci, pensò. Pure, quale necessità di mentirmi? se la sottoprefettessa avesse voluto raccomandare la imaginaria serata si sarebbe rivolta a me. Ci vediamo tanto di frequente.
Ben presto Adele seppe la verità; non da Giuliano. Dalle amiche, dai famigliari, chè tutta Miralto era tappezzata da manifesti raccomandanti la candidatura di suo marito.
Quindici giorni dopo, il presidente dei presidenti delle sezioni elettorali proclamava eletto il conte Giuliano Sicuri.
In quella breve lotta, lotta dell’ultima ora, erano rimasti sul terreno, col candidato Bertasi, quattro sindaci, tre consigli comunali al completo; in compenso erano state largite cinquanta croci di cavaliere della corona d’Italia, decretata l’arginatura tanto invocata dai miraltesi, ed una benefica pioggia di biglietti di banca aveva confortato molte miserie e rallegrato tutti gli osti del collegio. Qualche coltellata la sera precedente l’elezione, ma neppure un morto. Pochi vetri rotti, pochi perchè l’intervento de’ carabinieri fu pronto ed energico. Non un arrestato fautore del candidato del Governo; la legge è eguale per tutti, specialmente nel periodo elettorale!
La vendetta della sottoprefettessa era compiuta, e quanto accanita la lotta, altrettanto clamorosa la vittoria, sì clamorosa che gli entusiasmi parvero universali... Ma, quale strascico di odî nei sopraffatti, al successo ribelli!