Il diretto 61 che portava seco il deputato Sicuri arrestavasi a Novi per congiungersi col treno proveniente da Torino. Giuliano stava componendosi il letto per la notte, già fitta ed ancor più fitta per la densa nebbia, allorchè alcuni viaggiatori, inavvertito il cartello appeso alla maniglia della portiera, fecero atto di salire nel di lui compartimento.

— Riservato! disse Giuliano.

— Riservato! gridò il conduttore.

— Accidenti ai deputati, sclamò uno dei viaggiatori di cattivo umore e, indispettito, gettò a terra le due valigie che portava a mano. Sono cinquecento ed ingombrano tutti i treni come so fossero diecimila!

— Viaggiano a ufo! soggiunse un altro.

Il conduttore pose fine ai piati de’ malcontenti, chiudendo rumorosamente la portiera del riservato, ed appollajando alla meglio i sopraggiunti in un altro carrozzone.

— Vedono, che c’è posto per tutti! soggiunse.

Giuliano non si era per nulla irritato alle apostrofi scortesi... Anzi sorrise lusingato. Finchè era rimasto a Miralto non si era reso conto della sua nuova situazione. L’elezione gli era sembrata un sogno. Da quel momento si sentì realmente deputato, come se la giunta dell’elezione lo avesse già convalidato.

Quell’incidente mutò corso alle idee tetre che gli avevano ingombrato il cervello fin là. Sdrajandosi lungo il sedile fra gli scialli:

— Deputato, mormorò... Deputato!