Se la cortina non fosse stata tirata sul cristallo della lampada, un testimonio avrebbe potuto sorprendere sulle labbra di Giuliano un sorriso fatuo di soddisfazione.
— Uno dei cinquecento! Cinquecento appena su trenta milioni di abitanti! La più alta magistratura, colla carriera spalancata a tutti gli onori, a tutte le cariche... Perchè no? Col tempo ministro! Presidente del Consiglio... Pochi hanno incominciato presto come me... Povera, buona, gentile Adele! Ministressa... Rinverrà dalle sue ubbie!
«La Camera è sovrana, ognuno di noi rappresenta una frazione della sovranità in Parlamento; inviolabili, onnipotenti nei nostri collegi; rispettati, riveriti, temuti dalla burocrazia. Emanazione diretta del suffragio universale, quale posizione sociale più elevata della nostra? E poi i larghi orizzonti, l’esistenza gaja e animata della capitale, invece di intristire nella noja, fra i pettegolezzi di una piccola città di provincia... E dire che fui incerto nell’accettare... Al primo discorso mi imporrò... Al primo discorso! Un brivido gli corse per l’ossa... Il primo discorso!
L’artista di teatro esordiente, il giovane avvocato alla vigilia della sua prima arringa, il liceale al suo ultimo esame per il passaggio all’università, il laureando alla tesi finale da pronunciarsi nell’aula magna dell’ateneo, sono certamente meno preoccupati del deputato neo eletto al pensiero del suo primo discorso alla Camera.
Quanti ingegni fallirono in Parlamento alla prima prova! Quanti non osarono tentarla, schierandosi nel grosso battaglione dei deputati muti, comparse che votano.
— Il primo discorso! Mi affiaterò ben bene. Lo pronunzierò solo quando sarò ben sicuro di me!
La vaporiera frattanto, muggendo, ansando con frastuono di terremoto si inabissava nelle viscere dell’Appennino, per sbucare pochi minuti dopo nel versante opposto, dalle alture della ridente valle Polcevera.
Quale spettacolo gli si presentò improvvisamente!
Dall’opaco, umidiccio nebbione, lasciato addietro, a Mignanego, a Ronco, nella valle Scrivia, colla rapidità di un mutamento di scenario in un ballo del Manzotti alla Scala, era passato alla più serena e tepente fra le notti autunnali.
— Ecco finalmente il cielo d’Italia! pensò Giuliano, mentre abbassava il cristallo per ammirare dalla vertiginosa altezza del superbo viadotto il panorama della valle, con magnifici palazzi e ville, ingemmati da miriadi di lumi, giù, giù, fino a Sampierdarena ed al mare.