In quella stagione, a quell’ora, era luminosa la terra quanto il cielo tempestato di stelle.
Nuove importune gallerie, entro le quali precipitavasi la vaporiera, e nuovi incanti di vedute all’uscita dalle tenebrose caverne.
Sampierdarena!... Nuovamente un tunnel, poi ad intervalli, fra i fitti edificî costrutti alla spiaggia, la vista della Superba e del porto splendente, come per una festa veneziana notturna; la foresta fitta degli alberi de’ navigli, e il treno entrava trionfalmente in stazione.
Venti minuti di fermata! Ne approfittò Giuliano recandosi al telegrafo e sul modulo presentatogli dall’impiegato scrisse:
«Ex deputato Ettore Ruggeri — Montecitorio,
«Roma.
«Arriverò domattina 6.35. Aspettoti colazione albergo Quirinale. Abbraccioti.
«Giuliano.»
Appena il tempo di correre al ristorante per trangugiare, bruciandosi il palato nella fretta, una tazza di caffè, di ritornare al riservato, rispettato stavolta senza proteste, ed il treno, uscito a ritroso dalla tettoja cieca, si sprofondò nuovamente nelle tenebre di una galleria, saturata di fumo, come il cratere di un vulcano in eruzione rumoreggiante. Alla stazione Brignole; l’aria aperta e daccapo il sereno, il mare, il cielo scintillante, il porto illuminato, le strida de’ piroscafi manovranti, il faro della vecchia lanterna dagli sprazzi di luce intermittenti, inutile guida ai naviganti, in quella notte luminosa.
I pensieri di Giuliano si facevano ridenti, pure parve pentito di aver spedito il telegramma.