— Strano! Alla bisca perdo sempre!... Decisamente Ferretti mi porta disgrazia.
Se avesse ricordato gli ammonimenti del deputato Lastri, avrebbe spiegato le ragioni della diversità di fortuna. Quella vincita riparava in parte alle differenze di borsa; se Giuliano avesse voluto e potuto seguire i consigli degli amici, liquidando la sua posizione, la perdita sarebbe stata ridotta a proporzioni meno disastrose. Ma il demone del gioco l’aveva invaso e da quel primo ritorno della fortuna traeva lieti auspicî per l’avvenire.
— Smetterò quando sarò completamente rifatto!
Un nuovo disastro lo sovrastava.
La sera successiva, Giuliano si recò nuovamente al Trotter; non vi si giocava.
Contraccolpo della partita della sera innanzi, il tavolino era momentaneamente esausto; i vinti si riposavano sulla sconfitta.
Giuliano avrebbe voluto rivedere il suo giovane debitore, per accordargli la promessa rivincita, o, per lo meno, tranquillarlo nuovamente. L’aveva sul cuore! Il di lui atteggiamento disperato, lo sguardo di terrore allorchè i giocatori si erano alzati, troncando la partita, lo avevano impressionato e n’era preoccupato. Per un sentimento delicato non volle chiedere di lui, contrariato di non vederlo.
Era presentimento della catastrofe!
La mattina seguente i giornali recavano minuti particolari di un ben triste dramma: il suicidio del primogenito di una celebrità della scienza, il medico Inversi. Il padre avendo rifiutato di saldare la nuova perdita al gioco del figlio, questi erasi suicidato.
Molte inesattezze nel racconto; la somma era esagerata; il creditore, inesorabile, un deputato. Il nome era taciuto, ma lo si indovinava dalle reticenze trasparenti.