Imaginarsi il chiasso che se ne fece a Miralto. Il conte Sicuri giocatore, era cosa tanto incredibile, che da prima si suppose un equivoco, una calunnia; le conferme non tardarono. La contessa Adele fu l’ultima persona di Miralto a conoscere l’accaduto; quantunque ormai il fatto fosse inoppugnabile, non volle prestarvi fede.
Indignandosi contro la nuova calunnia, scrisse al marito: «Non credo!»
Fu indotta a dubitare quando il notajo, il vecchio amico di famiglia dei loro cari defunti, si recò a farle visita. Caso veramente straordinario, perchè le visite sue le erano da anni contate in precedenza; il caso di visite eccezionali erasi verificato soltanto in circostanze di speciale gravità.
Quando il notajo Invernizzi fu annunziato, Adele, gentile Penelope, stava nel suo salotto intenta ad un ricamo, mentre Stella sorvegliava il piccolo Gustavo che sudava tirando faticosamente delle aste sul quinterno rigato.
— Vedi, diceva Stella, tu premi troppo colla mano, ed invece di aste fai dei pali da telegrafo, ma non uno diritto. Tien leggiera la manina.
Gustavo assentiva del capo, ma la mano premeva ancor più pesantemente.
— Via, riposati... Ti affatichi meno quando vai a zappare nel tuo giardinetto...
Adele sorrideva, e scorgendo la manina del bimbo tutta imbrattata d’inchiostro:
— Gustavo, chiama l’Isabella e dille che ti lavi le mani; si direbbe che hai intinte le dita nel calamajo e non la penna.
Gustavino non se lo fece ripetere, e sparì, lieto di sottrarsi alle torture calligrafiche.