In quell’istante il domestico annunziava il dottor Pietro Invernizzi, il notajo di Miralto.

Le due donne si guardarono sorprese; tale visita, a quell’ora antimeridiana, di un personaggio visibile solo nelle grandi solennità di capo d’anno, degli onomastici e genetliaci di famiglia, inquietò Adele.

L’imbarazzo del vecchio legulejo non era fatto per tranquillare la contessa, alzatasi ad incontrare il visitatore, il quale si profondeva in iscuse per il disturbo, a quell’ora; ma gli affari passan sopra le convenienze.

Tali cerimonie sembrarono ancor più inopportune, stante che il notajo trattava tuttavia Adele col tu confidenziale, come da fanciulletta.

— Anzi, signor Pietro, è un favore doppio, perchè spero rimarrà a colazione con noi. È un regalo; se non avessi Stella, che la sua mamma mi concede l’intiera giornata, sarei sola con Gustavino, come santa Genovieffa nella foresta... Si ricorda? Fu lei a regalarmene la storia tutta illustrata, passata in eredità a Gustavino.

Il notajo sorrise a quel richiamo degli anni lontani, s’assise ringraziando e scusandosi di non poter accettare l’invito:

— Gli affari, i clienti, lo studio, l’incapacità de’ commessi...

Poi, rabbujandosi, sottovoce:

— Adele devo parlarti d’affari.

Ed accennò a Stella, per far comprendere che non avrebbe voluto testimonî.