Adele impallidì. Che cosa mai poteva essere sopravvenuto? Perchè quel mistero?

— Oh, dottore, non tema di parlare in presenza di Stella; è la mia confidente. In ogni modo le ripeterei ciò ch’ella mi avrà detto. Per essa non ho segreti.

— Come vuoi, Adele.

Imbarazzato, il notajo entrò in materia con grande solennità.

— Tu sai che, dopo steso il contratto matrimoniale, io non mi sono immischiato più nei vostri affari, all’infuori dell’amministrazione e dell’impiego del capitale affidatomi dal conte Giuliano. E, devo dire la verità, non solo del mio intervento non vi era bisogno, ma neppure del mio consiglio, perchè nessun amministratore era più prudente e più oculato di Giuliano. La tua dote poteva avere impiego più proficuo, non più sicuro. H vostro reddito non era mai speso intieramente, e le economie si capitalizzavano ingrossando il vostro patrimonio.

«Da sei mesi tutto è mutato, ed io sento dovere, per l’affetto che ho portato ai vostri genitori, per il bene che vi voglio, di intervenire.

Adele lo fissò esterrefatta, senza dire parola. Stella aveva alzata la pallida testa in atteggiamento di ansiosa attenzione.

— Dimmi la verità, Adele. Hai tu dato il consenso a tuo marito di disporre altrimenti della tua dote, depositata alla Cassa di Risparmio?

— Sì! rispose Adele arrossendo. Avrei dovuto prevenirla. Ma Giuliano non lo desiderava.

— Imprudente! Perchè non chiedermi consiglio? Non hai pensato che si trattava non solo dell’interesse tuo, anche di quello di tuo figlio?... di Gustavino?