— Di mio figlio? sclamò la madre sempre più ansiosa. Che è dunque avvenuto? Dottore, per carità, mi dica tutto. Sono coraggiosa, mi dica tutto.

— Tutto, figlia mia, perchè è necessario. Tutto ciò che so. Da giorni avrei dovuto venire da te... Ma, la situazione non era come ora allarmante, e poi io non sapevo del nuovo impiego della tua dote... Perchè nascondermi la verità? L’Istituto Romano da tempo mi aveva chiesto informazioni sulla condizione economica di tuo marito. Credendo si trattasse dell’acquisto di qualche stabile, operazione mille volte da me consigliata nel tuo interesse, le mandai eccellenti. Dissi la verità... Ora, da Roma, mi si scrive... mi si scrive di consigliarti a garantire la tua dote compromessa in operazioni di borsa, con una ipoteca sugli stabili di tuo marito.

Adele scattò, esclamando:

— Non è possibile... Una nuova calunnia!

Il notajo, da uomo prudente, tacque aspettando che la bufera fosse passata, per ritentare la carica al ritorno della calma.

La contessa Adele, dopo il primo scatto di ribellione, scoppiò in pianto. Pur troppo la verità, alla quale si era ostinatamente rifiutata di credere, si faceva strada nella sua mente, ed ormai le appariva fulgida, inoppugnabile.

Si accovacciò nell’angolo del canapè, e, coprendosi il volto, per nascondere le lacrime:

— Lo sentivo! Lo sentivo! Malaugurata elezione!

Stella ed il notajo stavano muti, rispettando il dolore della povera donna...

Stella conosceva la vita dissipata di Giuliano, per le voci meno ritegnose ch’erano giunte fino alla sua casa; ma s’era ben guardata di parlarne all’amica, per non addolorarla, tentando anzi rassicurarla allorchè, dubbiosa, Adele le confidava le sue ansie.