Le campane di Montecitorio, ritornate dopo il discorso della Corona al loro modesto ufficio cronometrico, annunziarono la mezzanotte. Ora canonica. La farmacia si spopolò, i deputati all’avvertimento dei sereni di bronzo si sparpagliarono, i morigerati per rincasare, i nottambuli per rovesciarsi nel caffè Aragno, ove rifriggere tutte le dicerie ed i pettegolezzi del giorno, cucinati in farmacia, portando messe di notizie, di raccomandazioni, di fervorini e réclames ai corrispondenti telegrafici in agguato.

Quella sera i fili elettrici erano ingombrati di particolari della prossima interpellanza bancaria, di iniziali di deputati compromessi o sospettati.

Il monogramma G. S. era già stato segnalato a Miralto, ove lo si commentava con indignazione.

CAPITOLO XVIII. I due voti di Stella.

Solo chi fu colpito dai più grandi dolori morali può farsi idea della terribile notte passata da Giuliano.

Rincasando un nuovo colpo l’aspettava. Non avrebbe dovuto essere impreveduto; ma nel disordine della mente agitata, nelle emozioni divoranti, aveva perduto la nozione del tempo.

Sul suo scrittojo un modulo a stampa, riempito a mano dall’impiegato dell’Istituto Romano, lo preavvisava della scadenza di diversi effetti per la somma di settantacinquemila lire.

Bisognava dunque pagare o rinnovare.

Per procurarsi la somma gli sarebbero occorsi parecchî giorni. Rinnovare! Come rinnovare le cambiali nello stesso giorno nel quale si doveva svolgere alla Camera l’interpellanza Collani contro gli uomini politici che all’Istituto Romano avevano attinto, o col quale avevano affari? Sarebbe stato ribadire la propria compromissione, firmare la propria condanna.

— Perduto senza remissione... mormorò. Non c’è via di scampo! Disonorato!