Premette convulsamente il bottone elettrico; dopo qualche minuto di attesa apparve sulla soglia, mezzo svestito, il cameriere.
— Presto... scendi! Va a comperare l’Ordine e lo Svegliarino; recali subito.
Il domestico non si moveva...
— Signor padrone, si sente male?
Infatti, Giuliano era irriconoscibile; le sofferenze di quella terribile notte lo avevano sfigurato... pareva invecchiato di vent’anni... Gli abiti scomposti, i capelli arruffati rendevano ancor più evidente la trasformazione.
— Male? Io, no... Sì, un po’... Portami del cognac... una tazza di caffè... E presto, presto, i giornali!
Il domestico uscì. Dalla strada il grido stentoreo dello strillone: «coi nomi e cognomi dei deputati compromessiiii nelle ladrerie dell’Istituto Romanoooo...»
— E Giulia? Che penserà di me, confuso coi ladri... Disonorato! Non la rivedrò più!... Non oserei dirle tutta la verità. Scolparmi sarebbe inutile, essa non mi crederebbe... Disprezzandomi, mi metterà a pari col marito.
«Non rivederla, impossibile... Partire? Dove e come? Le calunnie si aggraverebbero contro di me... Direbbero che sono fuggito non potendo difendere il mio onore... In Francia, Reinach si è ucciso... Passerò anche per vile. Morire! Sarebbe il miglior scioglimento, il più logico... Ma io non so, non oso, mi ripugna morire! Non mi vi sono deciso stanotte, non saprò decidermi mai più... Il tragico scioglimento non salverebbe il mio onore, ch’io devo difendere anche nell’interesse di mio figlio... Oh! Adele, quanto avevi ragione di vestirti a lutto il giorno della mia partenza! Il povero angelo mio divinava l’avvenire... Eravamo tanto felici!
Il domestico col vassojo del caffè recò i giornali.